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 riceviamo e pubblichiamo

“È il caso che il governo si sbrighi con l’emanazione dei decreti attuativi ed eviti che le misure per il Sud siano utilizzate come merce di scambio in campagna elettorale. Il governo ha quasi accumulato un mese di ritardo nell'emissione del decreto attuativo che permetterà la applicazione della misura  denominata Resto al Sud contenuta nel decreto per lo sviluppo del Mezzogiorno convertito in legge il 3 agosto 2017. Quella legge prevede che il governo emani il decreto attuativo entro 30 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale avvenuta il 12 agosto. La legge per il Sud, sulla  quale come Direzione Italia abbiamo espresso critiche a causa della mancanza di una vera strategia per il rilancio del Mezzogiorno, prevede finanziamenti sino a 50 mila euro, con il 35 per cento a fondo perduto, di iniziative avviate da giovani imprenditori di età sino a 35 anni così da garantire, secondo le stime del governo, l'attivazione di 100 mila imprese in tre anni. Il ritardo con cui sta procedendo il governo a rendere attuativa la norma rischia di trasformare quella misura in una operazione elettorale, posto che tutto il percorso per arrivare a valutare le domande presentate dagli aspiranti imprenditori si svolgerà in piena campagna elettorale per le elezioni politiche che si svolgeranno nella primavera del prossimo anno. La norma infatti assegna a Invitalia il compito di valutare le domande legate alla norma Resto al Sud entro 60 giorni dalla presentazione. Ne consegue che se il governo accumulerà ulteriori ritardi nell'emanazione del decreto attuativo e lo stesso verrà emanato a novembre o dicembre le domande verranno valutate da Invitalia proprio durante la campagna​ elettorale. Pur a voler considerare che tutte le operazioni si svolgano in assoluta legalità, vi è il rischio che l'intera vicenda possa essere utilizzata e strumentalizzata a tini elettorali. Lo stesso discorso vale per il decreto attuativo per la definizione delle Zes la cui istituzione è stata prevista dal  decreto per il Mezzogiorno. I ritardi porteranno le imprese interessate a interloquire con il governo in piena campagna elettorale. Anche la  definizione delle aree che dovranno confluire nelle Zes, che è di competenza delle Regioni, si svilupperà in piena campagna elettorale. E sappiamo bene come in Puglia i rappresentanti del centrosinistra al governo della Regione e quelli che sostengono il governo nazionale si contrappongano e spesso si scontrino nei vari territori. Tale situazione potrebbe compromettere proprio la definizione di linee chiare nella istituzione delle Zes e delle aree pur non contigue alle zone portuali di riferimento che ne faranno parte. A Taranto abbiamo già visto come la contrapposizione interna al Pd crei nocumento alla città e al suo porto, tant’è che mentre il porto ionico veniva da tutti considerato  come unica sede di Zes in Puglia, grazie alle sue potenzialità e ai suoi traffici, al momento dell’approvazione della legge, è stata prevista la possibilità di 2 Zes per accontentare i baresi. Come era già accaduto al momento della individuazione delle Autorità di sistema portuale e in tante altre occasioni”.

Avv. Gianfranco Chiarelli

Commissione Giustizia Camera dei Deputati

 

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