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La composizione delle liste conferma il totale fallimento della seconda Repubblica....e della Prima torna il peggio!

Non ci sono più le mezze stagioni... e neppure i partiti politici

editoriale

Non ci sono più le mezze stagioni...... e non ci sono più i partiti politici, così come l’articolo 49 della Costituzione prevede (Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale), e così come li abbiamo conosciuti nella tanto (ingiustamente) vituperata prima Repubblica. Una prima Repubblica che sicuramente ha avuto i suoi limiti, ma che sul piano dell’agibilità democratica ha garantito un minimo sindacale di partecipazione popolare. Partecipazione che ormai, pur con diverse modalità e gradualità, di fatto è ormai solo un lontano ricordo. Sono un lontano ricordo le sezioni sempre aperte del PCI, della DC, del PSI, del MSI, dei Liberali, dei Repubblicani, e così via; sono un lontano ricordo i congressi, quelli veri. La cosiddetta seconda Repubblica ha spazzato via tutti, tranne il PCI, che nel tempo però ha fatto la stessa fine. Al posto dei partiti, quelli ispirati al metodo democratico sancito dalla nostra costituzione, ci sono oggi club privati gestiti da piccoli gruppi, che molto spesso, rappresentano solo poteri economici. E perfino chi oggi si presenta come antipartito, in realtà, pur con tutti i distinguo, alla fine si presenta con gli stessi rituali. La composizione delle liste elettorali per le prossime politiche rappresenta la testimonianza più concreta di questo vulnus della nostra democrazia. Una democrazia che dovrebbe fondarsi sulla massima partecipazione e sul voto dei cittadini, che oggi vede la maggioranza degli elettori esclusa dalle decisioni, a cui corrisponde un aumento esponenziale dell’astensionismo. Astensionismo che, alla fine, non fa altro che rafforzare il potere di chi oggi, in poche stanze decide, per tutti. Ci chiediamo che fine abbiano fatto le primarie, dogma assoluto del Partito Democratico, così come per alcuni movimenti centristi che ne hanno sempre parlato ma mai attuato come metodo. Berlusconi, con una ristretta cerchia di fedelissimi, ha deciso le candidature per Forza Italia, così come Renzi, pur formalmente affidandosi alle assemblee della direzione nazionale, in realtà ha blindato il suo cerchio magico. Molto ci sarebbe da dire sulle parlamentarie del M5S, che dovrebbero rappresentare la novità e la alternativa al sistema oligarchico dei partiti. In realtà non ci convince affatto la scelta di Di Maio, riferendoci non alla persona quanto alle modalità con cui è avvenuta, e neppure siamo convinti che il voto on-line possa garantire davvero quella trasparenza di cui si parla. Sta di fatto che le candidature in tutti i gruppi sono il risultato di accordi tra pochi e rispondono a logiche che nulla hanno a che fare con le reali esigenze di rappresentanza dei territori. Prova ne sono le varie candidature “extraterritoriali”. Difficile che qualcuno, pur condizionato dalla propria militanza politica, possa smentire o confutare questa analisi. Il vero problema è comprendere quale possa essere la soluzione, sempre in termini democratici ovviamente. Come abbiamo già segnalato (vedi QUI) nessuno dei tre Poli con molta probabilità raggiungerà il 40% e difficilmente si potranno creare le condizioni per una maggioranza solida. Paradossalmente si tornerà a quel sistema proporzionale da prima Repubblica che tanto si è demonizzato. In pratica della prima Repubblica tornerà la parte peggiore. God save and free us! 

 

f.r.

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