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Dichiarazione on. Chiarelli rischio fallimento ZES Taranto

 

“Per la Zes del porto di Taranto e per quella dell’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico meridionale vedo all’orizzonte ulteriori rischi che si assommano ai ritardi già accumulati dal governo nazionale nell’emanare il decreto attuativo previsto dalla legge per il Mezzogiorno e da quello regionale nella definizione delle aree portuali, retro portuali e industriali da inserire nel recinto delle due Zone economiche speciali pugliesi. Tali rischi sono legati al fatto che il ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, al quale la legge di istituzione delle Zes assegna il compito valutare ogni questione relativa alla loro realizzazione, di concerto con la presidenza del Consiglio, è stato prima escluso dal Pd dalle liste e poi ripescato e candidato nel collegio uninominale della Camera di Sassuolo, in Emilia Romagna. Il ripescaggio è avvenuto solo perché Gianni Cuperlo, indicato per quel collegio, ha rifiutato di candidarsi per protesta contro le scelte compiute dal segretario Renzi di rendere marginali, di annientare quasi, le minoranze interne. Nella fase di presentazione delle liste accadono cose non sempre dettate da logica e coerenza. Ed è difficile parlarne , soprattutto quando si è parte in causa. Torti e ragioni possono essere manifestati o accampati da tutte le parti. Nel caso del ministro del Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, però c’è un problema che riguardano il Mezzogiorno in generale e Taranto in particolare. Il Pd ha dimostrato di non sapere che farsene del ministro e del ministero a cui ha affidato nell’ultimo governo (dal dicembre 2016) il compito di dare corpo e forza ai progetti per il rilancio del Mezzogiorno. Tant’è che non aveva candidato il ministro e poi gli ha trovato un posto, per caso, a Sassuolo. Possiamo immaginare che De Vincenti per sperare di essere rieletto alla Camera trascorrerà, giustamente, nella zona di Sassuolo le prossime settimane, impegnato nella campagna elettorale. Domanda: gli elettori di quella zona dovranno valutarlo per ciò che ha fatto per il Mezzogiorno e dargli o negargli il consenso partendo dal suo impegno per il decreto Mezzogiorno, per il lavoro sulle Zes e per essere il coordinatore del Contratto istituzionale di sviluppo per l’area di Taranto (previsto dalla legge Salva Ilva e Salva Taranto del 2015) o il riferimento dei Patti per il Sud sottoscritti durante il governo Renzi per spendere in infrastrutture 100 miliardi di euro? Qui davvero logica e coerenza fanno a pugni con la realtà. De Vincenti dovrà parlare di piastrelle invece che di logistica, infrastrutture e fondi per il Mezzogiorno. Per tornare alla Zes di Taranto, nei giorni scorsi   l’assessore regionale allo Sviluppo economico ha inviato al ministro De Vincenti una lettera per lamentare i ritardi con cui il governo sta procedendo nell’emanazione dei decreti attuativi (Il Dpcm di attuazione è stato firmato da Gentiloni, ma non è stato ancora pubblicato dalla GU) e per sapere come la Regione deve comportarsi nel decidere la perimetrazione delle aree delle Zes a proposito dei terreni che fanno parte dei Sin (Siti di interesse nazionale) da bonificare di Taranto e Brindisi. Chissà se il ministro avrà tempo e voglia di rispondere. Nel frattempo la Regione che ha a sua volta accumulato ritardi nel preparare il materiale da inviare al ministro (sì è accorta solo il 25 gennaio che esistono i Sin da bonificare di Taranto e Brindisi, cioè le due aree industriali e retroportuali più importanti della Puglia) e nel definire i Piani di sviluppo strategico delle Zes , spera di ottenere i decreti di istituzione delle Zone economiche speciali (è necessaria l’emanazione di un Dpcm per ogni singola Zes) entro la fine della legislatura, cioè entro il 4 marzo. La perimetrazione delle aree al ministro del Mezzogiorno, che ha competenze a valutare la coerenza del Piani strategici rispetto alla legge istitutiva delle Zes, e le indicazioni relative alla fiscalità di vantaggio e ai percorsi di semplificazione amministrativa, saranno inviate a De Vincenti alla fine del mese di febbraio. Avrà il ministro, impegnato a Sassuolo in campagna elettorale, il tempo di occuparsi della Zes di Taranto e di quella dell’Adriatico meridionale. E’ il caso di ricordare che la Campania (per la Zes di Napoli-Salerno) e la Calabria (per quella di Goia Tauro) hanno da tempo completato il lavoro relativo alle individuazione delle aree e alla semplificazione amministrativa e sono pronte a chiedere il decreto di istituzione e riconoscimento delle relative Zone economiche speciali. La Puglia ha bisogno di tempo per completare il lavoro. Avrà tempo il ministro del Mezzogiorno da dedicare alla Puglia e a Taranto e al suo Contratto istituzionale di sviluppo (legge Salva Ilva e Salva Taranto) di cui ogni giorno sono state raccontate le mille meraviglie sino a sapere per bocca dello stesso De Vincenti che a due anni dalla sottoscrizione solo il 10 per cento dei fondi è stato speso e che in molti casi siamo ancora alla fase della progettazione?”.

 

Onorevole Gianfranco Chiarelli

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