
Taranto non può sopportare un’altra emergenza occupazionale al porto
“Taranto non può sopportare un’altra emergenza occupazionale e non può vedere penalizzato un settore strategico per le nuove prospettive di sviluppo dell’area ionica come il porto”. Lo afferma il consigliere regionale del Pd Vincenzo Di Gregorio intervenendo sulla vicenda degli ex dipendenti di Taranto Container Terminal.
“Nei giorni scorsi – scrive – i sindacati dei trasporti di Cgil, Cisl, Uil, hanno evidenziato che, al momento, nella legge di stabilità non è prevista alcuna copertura finanziaria per l’Agenzia per il lavoro portuale di Taranto e Gioia Tauro. Questo lascerebbe senza prospettive 420 unità ex Tct che ancora oggi sono in carico all’Agenzia. Secondo la stima dei sindacati servirebbero circa 5 milioni di euro ed è inconcepibile che questa somma non sia stata reperita”.
Di Gregorio ricorda che “l’Agenzia svolge una duplice funzione: sostegno al reddito, aggiornamento professionale e formazione delle maestranze. Interrompere ora la sua attività arrecherebbe un danno gravissimo alla comunità ionica e suonerebbe come una beffa per il rilancio del porto di Taranto. Infatti, dopo anni di fermo totale a seguito dell’abbandono di Tct, dal 2020 con l’arrivo di San Cataldo Container Terminal che fa capo alla holding Yilport, è finalmente ripresa la movimentazione di contenitori sul Molo Polisettoriale.
Il nuovo gestore ha assorbito un centinaio di ex dipendenti Tct e per il 2022, stando a quanto riferiscono i sindacati dei trasporti, l’azienda prevede un incremento dei traffici con conseguente ricollocazione di altri operatori portuali del bacino ex Tct. Insomma, siamo di fronte ad un modello che ha funzionato e che non può essere fermato”.
“Questa battaglia – conclude Di Gregorio – deve coinvolgere tutte le forze politiche ed i livelli istituzionali. Anche la Regione Puglia, pur non avendo competenza diretta in materia, ha partecipato attivamente al percorso che ha portato alla costituzione dell’Agenzia per il lavoro portuale ed è necessario che svolga un’azione di pressing sui livelli ministeriali coinvolti”.







