
Il dado è tratto: ecco che dopo la liberazione di Cecilia Sala è libero anche l’ingegnere iraniano Abedini
Cecilia Sala sarebbe stata liberata attraverso uno scambio di prigionieri, riportando a Teheran l’ingegnere iraniano Abedini. Lo avevamo già scritto e detto precedentemente. Lo avevamo previsto – non per essere profeti di conseguenze diplomatiche sicuramente già scritte e pianificate – ma per comprendere cosa può accadere quando un cittadino italiano è coinvolto in una delicata situazione internazionale. La giornalista del “Foglio” sarebbe stata liberata solo così, benché più fonti di informazione e gli stessi governi, iraniano, italiano e statunitense non avessero ancora intrapreso – in fase iniziale – un accordo vero e proprio. Così si speculava, si vaneggiava tentando di ricostruire cosa sarebbe accaduto. Così prendevano piede due posizioni differenti, evidenziando lo scontro ideologico occidente contro oriente, Italia e Usa contro Teheran e il regime degli Ayatollah.
Di certo non poteva attenderci un pacchettino confezionato ad hoc con il quale Teheran ci avrebbe omaggiato. La liberazione di Sala è però avvenuta in chiave altrettanto particolare. L’Iran attraversa una fase di debolezza che ha permesso di liberare la giornalista prima ancora che si decidesse di liberare Abedini e di rispedirlo a Teheran. Tuttavia la visita della premier Giorgia Meloni presso Mar A Lago, la residenza in Florida del presidente Donald Trump, ha acceso i riflettori su presunti accordi in merito alla vicenda. Non solo si discuteva di Musk, Starlink e l’accordo da 1,5 miliardi, ma si è parlato del caso Sala, e ciò ha sicuramente condotto in tempi brevissimi alla sua liberazione, avvenuta infatti solo due giorni dopo.
Su Abedini? Libero, in fretta e furia e su un aereo per Teheran. Secondo il governo statunitense l’ingegnere si sarebbe macchiato di sangue, in merito al suo coinvolgimento in un attentato in Giordania in cui sono morti dei militari statunitensi. Gli Usa pertanto si sono espressi contrari al ritorno a Teheran, che ha quindi impedito l’estradizione dello stesso nel suolo americano. Il ministro Nordio ha firmato la revoca dell’arresto in base all’art.718 del Codice di Procedura Penale, che prevede la revoca o la sostituzione della misura cautelare dell’estradando. Le principali motivazioni – riporta Ansa – sono due: uno dei reati contestati ad Abedini – “associazione a delinquere finalizzata alla violazione dell’Ieepa (la legge sui poteri economici in caso di emergenza internazionale)” – non esiste nel sistema giuridico italiano. Questa norma americana si riferisce alla legge federale degli Stati Uniti, che attribuisce al presidente il potere di identificare qualsiasi minaccia proveniente dall’estero.
Una cosa è certa: chiaro ed inequivocabile il coinvolgimento americano nella vicenda. La giornalista è stata liberata improvvisamente in circa due giorni dall’incontro Italia Usa, e adesso le stesse accuse che hanno incarcerato Abedini sono cadute. Il dado è tratto: uno scambio di prigionieri e quindi un duplice accordo tra i due paesi ha condotto al ritorno a casa di Sala. Accordo che alcuni media hanno bollato come ricattatorio, poiché l’Italia si sarebbe piegata “al ricatto iraniano”. Esponenti della politica nazionale hanno invece espresso la volontà di trattare con l’Iran durante tutta la vicenda, fin da quando dopo la prima telefonata della giornalista ai genitori, il quadro della detenzione era estremamente preoccupante.
Il dubbio principale resta uno: solo merito italiano, duplice ruolo strategico tra Italia e Stati Uniti, oppure la trattativa è stata condotta esclusivamente dagli Stati Uniti?







