
Una volta, circa 12 anni fa, girava in rete uno spot semplice e immediato, promosso da Fratelli d’Italia, che con il volto più giovane di Delmastro, attuale Vicesegretario alla Giustizia, invitava al voto con uno slogan:”il partito che puoi votare a testa alta”. Dopo quello spot, sarebbe cominciato per la politica italiana un decennio complesso fino ad arrivare ad oggi.
Quindi, volti sorridenti promettevano il cambiamento, in un’epoca repubblicana che ormai affetta dalla patologia del personalismo, si avviava come una pentola a pressione a esplodere. Il malcontento degli italiani come reazione alla politica dei partiti, aveva giĂ nel 2007 condotto alla nascita del V Day, iniziativa di Beppe Grillo per mandare un chiaro segnale alla politica e promuovere leggi come “l’incandidabilitĂ dei parlamentari con condanne superiori a 10 mesi e 20 giorni, per reati non dolosi”. Prima con lo scandalo Ruby, poi con Mafia Capitale e Bibbiano, dopo con SantanchĂ©, Montaruli e Delmastro – oltre che esponenti numerosi delle amministrazioni comunali – gli inquilini di palazzo Montecitorio avrebbero poi collezionato negli anni vari scandali giudiziari, giocando alla patata bollente e utilizzandoli gli uni con gli altri.
La destra era giustizialista, e con precisione chirurgica invocava tempestivamente le dimissioni dei politici di sinistra, scandalo dopo scandalo e indagine dopo indagine. I politici di sinistra facevano lo stesso, e nel frattempo il garantismo era sepolto. Lo stesso garantismo invocato oggi a reti unificate non esisteva quando volavano frecce avvelenate tra maggioranza e opposizione, dove la destra contestava ogni indagine a sinistra chiedendo le dimissioni degli esponenti coinvolti. Esiste oggi con Delmastro, Montaruli e Santanché, in netta opposizione con quanto sostenuto negli anni.
Nel 2019, una scossa di terremoto cominciò a far tremare ancora di piĂą l’esecutivo. Matteo Salvini, ex ministro dell’Interno e attuale vice premier e ministro dei Trasporti, finì nel mirino della magistratura. Luca Palamara, ex magistrato e membro del CSM, pilotava le nomine dei membri del CSM e da chat, rivelate durante le indagini, emergeva un vero e proprio attacco politico nei confronti del leader della Lega. Così la sinistra utilizzava lo scandalo giudiziario per processare politicamente Salvini, mentre la destra colpiva ferocemente a suon di “Parlateci di Bibbiano”, in riferimento allo scandalo politico giudiziario del comune di Bibbiano, nel quale emersero veri e propri abusi su minori.
Da Palamara in poi, nonostante ci sia stato un effettivo coinvolgimento politico della magistratura, il giustizialismo forcaiolo che ha contraddistinto gli esponenti del centrodestra sembra essere svanito nel nulla. Così, come per incanto, ecco che siamo tutti garantisti con Montaruli, Delmastro e SantanchĂ©. Una vera e propria casta degli intoccabili, che non può in alcun modo essere indagata o solo sfiorata dall’idea di possibili processi. Altrimenti, si griderebbe allo scandalo. Così, Giorgia Meloni nel 2013 scriveva in un tweet:” sono certa della buona fede della Idem, ma le dimissioni sarebbero auspicabili. Serve atto di responsabilitĂ , politica deve dare l’esempio”.
Oggi, dopo la condanna a otto mesi di Delmastro per rivelazione di segreti di ufficio in merito al caso Cospito, scrive:” sono sconcertata per la sentenza di condanna del Sottosegretario Delmastro, per il quale il pubblico ministero aveva inizialmente richiesto l’archiviazione e successivamente l’assoluzione. Mi chiedo se il giudizio sia realmente basato sul merito della questione. Il Sottosegretario Delmastro rimane al suo posto.”
Insomma, oggi ci siamo risvegliati garantisti e abbiamo deciso di non mettere più alla forca chi finisce sotto inchiesta o è imputato. E la risposta a questo quesito qual è? Semplice, la illustra chiaramente Montaruli in televisione, quando l’on. Furfaro ricorda i reati per i quali è stata condannata, e lei, interrompendo, risponde con un abbaio continuo. Così è sepolta la politica, schiacciata dal qualunquismo e dalle cattive condotte. Tutto si risolve con un “bau”, mentre si smette di parlare davvero e di guardare al proprio mulino. Quindi no, non si può votare a testa alta, come Delmastro invitava a fare nel 2012.







