
le radici psicologiche della persecuzione online
Il cyberstalking: una persecuzione senza confini
Il cyberstalking è una forma di persecuzione psicologica che si svolge attraverso strumenti digitali. Si tratta di un comportamento ossessivo e invasivo che mira a controllare, intimidire o vendicarsi della vittima. Può manifestarsi con molestie via email, messaggi incessanti sui social network, creazione di falsi profili, diffamazione online o tentativi di hacking ai danni della vittima.
Secondo la legge italiana, il cyberstalking è inquadrato nell’articolo 612-bis del Codice Penale, che punisce chiunque “con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, da ingenerare un fondato timore per la propria incolumità o da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”. Ma quali sono le radici psicologiche di questi comportamenti?
Il narcisismo patologico nel cyberstalking
Uno dei profili psicologici più ricorrenti tra i cyberstalker è quello narcisistico. Il narcisista patologico non tollera il rifiuto e, di fronte a una frustrazione emotiva, può reagire con rabbia e desiderio di vendetta. Questo atteggiamento si manifesta con comportamenti ossessivi e persecutori, poiché il narcisista non accetta di perdere il controllo sull’altra persona.
Gli uomini e donne narcisisti tendono ad agire in egual misura con questo particolare tipo di persecuzione; in genere si pensa che le donne narcisiste, sebbene meno rappresentate nelle statistiche, non possono essere altrettanto pericolose ma così non è. Il modus operandi tende a essere più sottile e complesso: diffamazione sui social, denunce infondate, creazione di falsi profili per perseguitare, minacciare o screditare la vittima, diffamazione e minacce dirette o anche indirette attraverso la variazione di stato dei social o whatsapp che la persona perseguitata spinta dalla paura e dall’ansia (allo stesso modo del cyberbullismo) può andare a visualizzare in un contorto gioco di tortura psicologica. A titolo di esempio idealizziamo un caso emblematico ma di fantasia: Anna e Marco che ricorda la più felice coppia di una storica canzone di Dalla.
La storia (inventata) di Anna e Marco: un incubo lungo molti anni
“Anna e Marco si erano conosciuti all’università e avevano avuto una relazione intensa ma instabile. Anna aveva tratti narcisistici marcati: bisognosa di attenzioni, manipolativa, incapace di accettare critiche o rifiuti intratteneva anche altre brevi occulte relazioni. Quando Marco decise di chiudere la relazione, lei non lo accettò.
All’inizio, Anna cercò di riconquistarlo con messaggi insistenti, telefonate a tutte le ore e tentativi di contatto con amici e parenti. Poi, quando Marco si mostrò irremovibile, la sua attenzione si trasformò in una vendetta senza fine. Creò falsi account per diffamarlo sui social, insinuando tradimenti inesistenti e screditandolo nel suo ambiente lavorativo. Riuscì perfino a violare la sua email e a diffondere informazioni personali.
Marco visse anni di ansia e terrore. Si sentiva costantemente osservato, ogni notifica sul telefono gli provocava tachicardia. Cambiò numero di telefono, arrivò persino a trasferirsi in un’altra città. Ma Anna lo trovava sempre. Grazie all’assistenza di un’avvocata specializzata e la collaborazione con le forze dell’ordine e con i fornitori dei servizi di social network, fu infine possibile risalire agli IP utilizzati da Anna e raccogliere prove decisive per incriminarla. Anna Fu condannata a due anni di reclusione e a un risarcimento per i danni psicologici causati a Marco che dovette sottoporsi a un lungo percorso di recupero dal Trauma d’abuso narcisistico.”
Questa storia totalmente inventata è figlia di tantissimi racconti simili interscambiabile per il genere degli attori. Il racconto ci fornisce uno spaccato di vita che seppur non vera nella cronaca non è dissimile dalla vita reale dove attualmente i dati statistici delle denunce sembrano evidenziare un fenomeno con più vittime femminili. Non sappiamo se lo stesso substrato culturale che porta gli uomini a diventare oppressori gli impedisce anche di denunciare quando vittime.
I danni psicologici sulle vittime di cyberstalking
Le vittime di cyberstalking spesso sviluppano disturbi psicologici gravi. Il senso di insicurezza costante può sfociare in ansia generalizzata, attacchi di panico e insonnia. Alcune persone sviluppano depressione, altre arrivano a perdere il lavoro o ad allontanarsi dai loro affetti per paura di coinvolgerli. Nei casi più gravi, si registrano anche tentativi di suicidio.
La persecuzione digitale colpisce profondamente l’autostima della vittima, portandola a dubitare di sé stessa e della propria realtà. La paura di essere osservati e giudicati costantemente crea un senso di impotenza e di isolamento. Per questo è fondamentale denunciare tempestivamente e cercare supporto psicologico.
Le pene e la protezione delle vittime: la data retention in Italia
In Italia, la legge sullo stalking prevede pene che vanno da uno a sei anni di reclusione, con aggravanti se il reato è commesso tramite strumenti digitali. Inoltre, è possibile ottenere misure cautelari come il divieto di avvicinamento e il sequestro di dispositivi elettronici.
Un elemento chiave nelle indagini sul cyberstalking è la data retention, ovvero l’obbligo per i provider di conservare i dati di navigazione e i metadati delle comunicazioni per un periodo di tempo determinato. In Italia, gli operatori di telecomunicazioni devono conservare i dati per sei anni, mentre i social network collaborano con le autorità fornendo informazioni sugli account utilizzati per commettere reati.
Questo permette alle forze dell’ordine di risalire all’identità del cyberstalker anche quando utilizza profili falsi o VPN. L’uso di strumenti di anonimizzazione, infatti, non garantisce l’impunità, poiché attraverso l’analisi forense digitale è possibile incrociare dati e identificare i responsabili.
Il risarcimento civile per le vittime
Oltre alle sanzioni penali, le vittime di cyberstalking possono ottenere un risarcimento civile per i danni subiti. Il danno morale viene quantificato in base alla gravità delle molestie e alle conseguenze sulla vita della vittima.
Le cause civili permettono di ottenere anche la rimozione dei contenuti diffamatori dal web e il blocco degli account usati per perseguitare la vittima. Questo rappresenta un ulteriore strumento di tutela per chi subisce il cyberstalking.
Percorsi terapeutici per il cyberstalker narcisista
Il trattamento per chi pratica cyberstalking richiede un approccio psicoterapeutico e spesso psichiatrico strutturato in presenza di grave disturbo narcisistico di personalità. La terapia può aiutare il narcisista a riconoscere i propri schemi disfunzionali e ad apprendere modalità relazionali sane anche se spesso gli riuscirà difficile ammettere il suo disturbo e recarsi in terapia. A volte sottoporsi alle terapie è solo una strategia di sopravvivenza e rivalsa o per una potenziale diminuzione di eventuali pene e sanzioni; difficilmente il nucleo narcisistico cambia le modalità di esistere ed agire nel mondo. Purtroppo il successo del trattamento dipende dalla consapevolezza del problema da parte del soggetto, spesso limitata proprio dalla natura del disturbo stesso. Ma la speranza è sempre l’ultima a morire
Prevenzione e supporto
Il cyberstalking è un fenomeno in crescita, favorito dalla pervasività del digitale nella nostra vita quotidiana. È fondamentale sensibilizzare le persone sui segnali di allarme e sull’importanza di denunciare tempestivamente. Le vittime non devono mai sentirsi sole: esistono strumenti legali e psicologici per aiutarle a uscire da questa spirale di persecuzione.
Affrontare il problema significa anche lavorare sulla prevenzione: promuovere un uso consapevole del web, educare al rispetto digitale e fornire supporto a chi manifesta comportamenti ossessivi prima che si trasformino in reati. Solo così sarà possibile arginare un fenomeno che, se sottovalutato, può avere conseguenze devastanti per le vittime.
Egidio Francesco Cipriano
Foto di akiragiulia da Pixabay










