
Un diritto minacciato dalla censura professionale ?
L’ordinanza n. 7362/2025, depositata dalla Corte Suprema di Cassazione il 19 marzo 2025, segna un momento cruciale nella tutela della libertà di espressione scientifica all’interno delle professioni regolamentate in Italia. Questa decisione è un chiaro segnale che, sebbene la libertà di manifestazione del pensiero sia tutelata dalla Costituzione, le professioni regolamentate possono talvolta mettere in discussione e limitare questo diritto, rischiando di potenzialmente soffocare il dibattito scientifico e l’innovazione. Il caso che ha portato a questa ordinanza riguarda una psicologa, membro dell’Ordine degli Psicologi del Lazio (OPLazio), che è stata radiata dall’albo per aver partecipato a un tavolo UNI sulla possibile regolamentazione della figura del counselor. Durante l’incontro, la psicologa ha espresso pareri favorevoli alla regolamentazione di questa figura, suscitando la reazione dell’Ordine, che ha avviato un procedimento disciplinare culminato nella sua radiazione. La Corte, nel prendere in esame il caso, ha sottolineato un principio essenziale: la libertà di espressione scientifica è un diritto costituzionale che deve essere tutelato, anche quando le opinioni espresse divergono dalle linee ufficiali degli Ordini professionali.
La libertà di manifestazione del pensiero scientifico: un diritto inviolabile
La Corte Suprema ha quindi indirettamente ribadito che l’articolo 21 della Costituzione italiana, che garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, si applica anche alla sfera scientifica e professionale come del resto anche indicato nell’articolo 33 riguardo l’insegnamento. Questo diritto è cruciale non solo per la protezione della libertà individuale, ma anche per il progresso della conoscenza. Limitare il dibattito scientifico, specialmente quando esso implica opinioni critiche o alternative rispetto alle prassi consolidate, non fa che ostacolare l’evoluzione della scienza e impedire il confronto costruttivo tra idee diverse. In effetti, le posizioni divergenti, seppur in contrasto con le opinioni ufficiali o le normative interne degli Ordini professionali, sono fondamentali per stimolare il progresso della conoscenza e il miglioramento delle pratiche professionali. L’imposizione di una potenziale censura da parte degli Ordini non solo riduce lo spazio per la ricerca e l’innovazione, ma rischia di minare la stessa credibilità del sistema professionale, che dovrebbe essere ancorato a principi di apertura e di aggiornamento continuo.
Quando la libertà di pensiero è messa a tacere
Nel caso specifico della psicologa radiata, la Corte ha valutato che la radiazione fosse una misura sproporzionata e ingiustificata. Non si trattava infatti di un comportamento che violasse principi deontologici, bensì di un’opinione legittima espressa durante un incontro scientifico. L’atto disciplinare intrapreso dall’Ordine degli Psicologi ha rappresentato, secondo la Corte, una forma di censura inaccettabile, che ha limitato la libertà di espressione della professionista. Questo caso, seppur singolo, mette in luce una questione più ampia: il pericolo che gli Ordini professionali, nel loro ruolo di regolatori e garanti della deontologia, diventino strumenti di controllo che reprimono il pensiero critico e il confronto scientifico. L’Ordine, infatti, ha il compito di vigilare sulla qualità professionale, ma non deve trasformarsi in un ente che limita la libertà di espressione e il diritto di ogni professionista di partecipare attivamente al dibattito pubblico.
Stati Uniti: maggiore libertà di espressione?
Se confrontiamo la situazione italiana con quella degli Stati Uniti, emerge un quadro decisamente più liberale in termini di libertà di espressione scientifica. Negli USA, infatti, la libertà di parola e il diritto di esprimere opinioni scientifiche, anche quando divergenti dalle posizioni ufficiali, sono protetti dalla Costituzione e appaiono non soggette a limitazioni imposte da ordini professionali o da altre istituzioni regolatorie. Negli Stati Uniti, il dibattito scientifico è spesso più fluido e aperto, con una maggiore disponibilità a esplorare e accogliere nuove idee, senza timore di subire potenziali ingiuste sanzioni disciplinari. Nel contesto anglosassone, l’espressione di opinioni controverse o alternative è vista come una risorsa per la comunità scientifica, piuttosto che come una minaccia. Le istituzioni professionali statunitensi, pur regolando la condotta dei propri membri, sono meno inclini a reprimere la libertà di pensiero in ambito scientifico, e spesso favoriscono l’apertura e il dibattito come strumenti di progresso.
Rolando Ciofi: la libertà di pensiero nella psicologia italiana
In questo contesto si inserisce il pensiero di Rolando Ciofi, Segretario Generale del Movimento Psicologi Indipendenti (Mo.P.I.), che ha più volte sollevato il tema della libertà di espressione all’interno della professione psicologica. Ciofi, con la sua lunga esperienza come Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) e il suo impegno nella psicologia giuridica, ha sempre sostenuto l’importanza di garantire uno spazio di libertà per il dibattito scientifico e professionale. Secondo Ciofi, gli Ordini professionali dovrebbero svolgere un ruolo di garanti della qualità e della libertà della professione, piuttosto che diventare strumenti di censura. La scienza e la professione psicologica, sostiene, non possono evolvere senza il confronto continuo di idee, e ogni tentativo di limitare questo scambio rischia di compromettere non solo il progresso professionale, ma anche la qualità dei servizi erogati. Ciofi ha più volte evidenziato come la censura di idee innovative e critiche possa avere effetti devastanti sull’intera comunità professionale, limitando il miglioramento delle pratiche psicologiche e, di conseguenza, la qualità della vita dei pazienti.
Il conflitto tra libertà di espressione e potere disciplinare
La decisione della Cassazione, pur specifica, ha ampie implicazioni per il futuro delle professioni regolamentate. Essa pone un freno a quelle pratiche disciplinari che, in nome della tutela della professione, rischiano di sopprimere il dibattito scientifico e le opinioni divergenti. La libertà di pensiero scientifico, come ribadito dalla Corte, deve essere sempre tutelata, anche quando le opinioni espresse non sono conformi alle direttive ufficiali di un Ordine professionale. Il caso esaminato dalla Cassazione segna un punto di svolta nelle dinamiche tra libertà di espressione e regolamentazione professionale. La Corte ha chiarito che, pur riconoscendo il ruolo degli Ordini nel tutelare la deontologia professionale, non possono essere utilizzati come strumenti di censura contro coloro che esprimono opinioni critiche o innovative. La libertà di espressione scientifica deve prevalere, e ogni tentativo di limitarla deve essere attentamente valutato per evitare di ledere i diritti costituzionali degli individui.
Una nuova visione per la professione psicologica
In definitiva, l’ordinanza n. 7362/2025 rappresenta un’importante affermazione del principio che la libertà di espressione scientifica deve essere protetta e che il dibattito scientifico è essenziale per il progresso delle conoscenze e delle pratiche professionali. La decisione della Corte di Cassazione invita a riflettere sul ruolo degli Ordini professionali, che non dovrebbero limitarsi a esercitare il potere disciplinare, ma dovrebbero garantire uno spazio di libertà per il pensiero critico e l’innovazione. Questo caso potrebbe segnare l’inizio di una revisione delle modalità con cui vengono gestiti i conflitti tra opinioni personali e regolamentazioni professionali, promuovendo una cultura del confronto e della critica costruttiva, che rappresenta il cuore della scienza e della professione psicologica. Gli Ordini devono garantire che il loro ruolo non diventi un freno all’evoluzione della professione, ma un pilastro su cui costruire una comunità scientifica aperta, inclusiva e sempre più capace di rispondere alle sfide della contemporaneità.
Egidio Francesco Cipriano









