
Trading, investimenti, PsicoEconomia e Buddhismo
Il giorno in cui Davide cadde
Era la primavera del 2020, e Davide stava vivendo uno dei periodi più tesi della sua vita.
Aveva investito tutto in un’azienda tecnologica emergente. La sua mente era come un treno in corsa: un brivido di eccitazione ogni volta che i titoli salivano, e il terrore che lo colpiva come un pugno nello stomaco quando cominciavano a scendere.
La pandemia da COVID-19 stava invadendo il mondo, ma Davide non poteva fare a meno di guardare il suo portfolio. La piattaforma di trading, con i suoi grafici oscillanti, era diventata la sua unica finestra sul mondo.
“Non posso perdere”, si ripeteva ogni giorno, come un mantra. Ma mentre la curva del mercato precipitava, il suo cuore accelerava come un tamburo impazzito.
Quando il titolo di cui aveva comprato azioni cominciò a perdere il 15%, poi il 20%, poi il 30%, Davide sentì la nausea salire dalla pancia. Un freddo gelato gli attraversò il corpo. “Devo vendere. È l’unica cosa sensata da fare.”
Eppure, ogni volta che si preparava a cliccare su “vendi”, un’altra voce, più sottile, più subdola, gli sussurrava: “Se vendi ora, realizzi la perdita. E se domani il titolo riprende a salire?”
Psicoeconomia: la mente che gioca contro se stessa
Questo è il punto in cui la psicologia si scontra con la finanza: il fenomeno noto come loss aversion.
Secondo gli studi pionieristici di Kahneman e Tversky (1979), quando subiamo una perdita, il nostro cervello percepisce il dolore psicologico almeno due volte più forte di quanto proviamo gioia per un guadagno equivalente. Questo spiega perché le persone sono disposte a prendere rischi eccessivi nel tentativo di evitare la “sofferenza” della perdita.
Nel caso di Davide, la paura di perdere il suo capitale personale lo portava a prendere decisioni impulsive. Il suo desiderio di proteggere ciò che aveva costruito lo stava facendolo agire in modo irrazionale. Non era solo un tema economico; era un tema di vita.
Un altro esempio emblematico di questa loss aversion si è verificato con Nick Leeson, il trader che nel 1995, a causa di una serie di scommesse sbagliate e nascoste, ha causato il fallimento della Barings Bank. Leeson, come molti altri trader, agiva sotto l’influenza di un potente attaccamento al successo e alla fama, ma la sua incapacità di affrontare le perdite lo ha portato a rischiare sempre di più, fino al disastro. La sua psiche, incapace di accettare la realtà di una perdita, lo ha spinto a scommettere su cifre sempre più alte.
Il fenomeno si ripeteva in ogni angolo del mondo della finanza. Un altro caso celebre è quello del 2008, quando il panico travolse le borse mondiali. Le aziende finanziarie, in un disperato tentativo di evitare le perdite, svendevano attivamente asset a prezzi ridotti, mentre la paura e il caos si alimentavano a vicenda. Questo comportamento collettivo si spiega con il “herding bias”, l’effetto gregge: la gente prende decisioni finanziarie in base a quello che fanno gli altri, piuttosto che seguire una strategia razionale.
Il trascendere: attaccamento e avversione nei testi Buddhisti
Nel contesto del buddhismo tibetano, Davide stava semplicemente vivendo il ciclo di attrazione e avversione, due delle tre radici dell’ignoranza .
L’attaccamento e l’avversione (entrambi alla radice del desiderio) sono veleni psicologici che confondono la mente e ci impediscono di vedere la realtà come realmente è. Nel buddhismo tibetano, queste due emozioni sono paragonabili a due ali di un uccello che ci tengono incatenati al mondo dell’illusione. Ogni volta che Davide desiderava il successo del suo investimento, stava solo alimentando l’avidità, mentre ogni volta che temeva la perdita, stava cadendo nella trappola della paura.
Il grande maestro tibetano Mipham Rinpoche scriveva che:
“Il desiderio è come un fuoco che brucia senza mai saziare, e la paura è come il ghiaccio che imprigiona il cuore.”
Questa è la dinamica che Davide stava vivendo. Ogni volta che il mercato saliva, si aggrappava al desiderio di guadagnare, e ogni volta che scendeva, veniva travolto dalla paura di perdere.
Nel buddhismo, il vero cammino verso la liberazione non si trova nell’accumulo di ricchezze, ma nella pratica della consapevolezza. Come scrive Longchenpa, uno dei maestri più venerati nella tradizione tibetana,
“Quando riconosci la natura illusoria del desiderio e della paura, le catene che ti legano al mondo scompaiono.”
Neuroscienze: il cervello che rincorre Illusioni
Le neuroscienze ci aiutano a comprendere meglio la dinamica mentale che gioca un ruolo cruciale in questi meccanismi. Knutson et al. (2005) hanno scoperto che quando siamo esposti a guadagni finanziari o potenziali guadagni, il nostro cervello attiva il sistema dopaminergico, un circuito cerebrale associato al piacere e alla gratificazione. D’altra parte, quando percepiamo una perdita, l’amigdala, la parte del cervello responsabile della paura e della risposta emotiva, si attiva, impedendoci di ragionare con lucidità.
Il meccanismo che si scatena nel nostro cervello è molto simile a quello di un addetto al trading ad alta frequenza che, pur sapendo che il suo comportamento è rischioso, non può smettere di fare operazioni nel tentativo di evitare il dolore delle perdite. La stessa dinamica si applica al comportamento di Davide, che, nel tentativo di fuggire dalla sofferenza della perdita, finiva per fare scelte sempre più rischiose. Questo è il modo in cui il cervello, apparentemente razionale, ci spinge verso scelte emotivamente cariche e psicologicamente distruttive.
La pratica di Lojong e la liberazione dalla mente trappola
Quando Davide iniziò a rendersi conto che la sua lotta non era con il mercato, ma con la sua mente, decisi di guidarlo verso una pratica meditativa.
Gli parlai di Lojong, un insieme di insegnamenti tibetani che aiutano a coltivare la saggezza e a trasformare l’attaccamento e l’avversione in opportunità di crescita.
Ogni mattina, Davide iniziò a meditare per 10 minuti, osservando i suoi pensieri senza attaccarsi ad essi. Imparò a riconoscere l’emozione che si scatenava ogni volta che i grafici si muovevano, senza lasciarsi trascinare dalla sua reazione emotiva.
Poi, gli dissi: “Ogni volta che senti il desiderio di cliccare, chiediti: questa azione nasce dalla paura o dal desiderio? Se è così, fermati. Respira. Lascia che il desiderio passi come una nuvola nel cielo.”
All’inizio, Davide faticava a fermarsi. La mente continuava a spingerlo a cliccare, a reagire, a inseguire il guadagno. Ma col tempo, l’invito a “non agire subito” gli portò un certo sollievo. La sua mente si calmò, e cominciò a prendere decisioni più ponderate.
Storie di giganti e cadute: le illusioni del duccesso
Anche i giganti finanziari, cosí come Davide, sono preda di queste forze interiori.
Nel 2008, uno dei fallimenti più devastanti della storia economica fu il crollo di Lehman Brothers.
Tuttavia, mentre il mondo piangeva la perdita, pochi si resero conto che l’avidità e la paura avevano alimentato il disastro. Molti degli investitori più brillanti del mondo erano stati spinti dall’attaccamento al successo, da un desiderio irrefrenabile di continuare a guadagnare, ignorando i segnali di allarme.
Anche Bill Hwang, un tempo visionario di Archegos Capital, ha vissuto la stessa tragedia. La sua strategia di leverage estremo era alimentata dall’illusione di poter controllare la fortuna. Quando il mercato ha invertito la rotta, il panico ha preso il sopravvento, e lui ha perso tutto. Hwang non era solo un investitore; era una persona legata al suo denaro, alla sua fama, e a una visione distorta di sé.
Davide, la consapevolezza e il ritorno alla libertà
Nonostante le difficoltà, Davide non perse la speranza.
Riconobbe che il vero investimento non era più nel mercato, ma nella propria crescita interiore.
Passò mesi a meditare, a ripetere il mantra della non-attaccamento.
Un giorno, con grande sorpresa, mi disse:
“Ho capito. Il mercato è un riflesso delle mie emozioni. Non posso controllarlo, ma posso controllare la mia mente.“
Quella fu una svolta profonda per lui. Davide iniziò a guardare il grafico non come un nemico da cui fuggire, ma come un semplice specchio del flusso della vita, che non ha né una forma né una sostanza permanente.
Non smise di fare trading, ma smise di farsi travolgere dal gioco dell’attrazione e dell’avversione.
La stabile impermanenza
La vera ricchezza non risiede nella performance dei mercati. Risiede nella capacità di vedere attraverso le illusioni. Come insegnano i grandi maestri tibetani, la libertà sta nel riconoscere che ogni cosa, sia che salga o scenda, è impermanente. E quando impariamo a non attaccarci né al guadagno né alla perdita, finalmente siamo liberi.
Egidio Francesco Cipriano
immagine generata AI









