
M’illumino d’incenso
Sempre più spesso, nel nostro Occidente affamato di senso, mi capita d’incontrare sedicenti sciamani nati e cresciuti in Italia, che si adornano di piume, pelli e orpelli come se il cambiare l’anima del sé risiedesse in quegli oggetti. Li riconosci subito: tamburi colorati, collane che imitano quelle delle tribù amazzoniche, parole prestate malamente da culture lontane. Come se bastasse travestirsi per incarnare lo Spirito.
Ho avuto la fortuna – e la grazia – di incontrare veri sciamani. Non avevano bisogno di piume vistose né di scenografie esotiche. Era la loro presenza a definirli: quella qualità inafferrabile che ti fa sentire visto, attraversato, messo a nudo. La loro impeccabilità nel vivere, nell’agire, nel tacere li rendeva guide silenziose, ispirate dallo Spirito e nello Spirito. Nessun bisogno di convincere. Nessun bisogno di vendere.
Gli orpelli sono culturalmente situati. Sono simboli che, nel loro contesto originario, hanno un potere e un senso specifico. Strappati da lì, diventano maschere vuote, gusci senz’anima. Il Dharma, per dirlo alla maniera buddhista, è l’essenza stessa che prende la forma del luogo e del tempo per armonizzarsi con essi. Non copia, non imita: si incarna.
E invece, in questo nostro mercato spirituale globalizzato, vedo troppe volte la scena ripetersi: persone che, invece di trovare se stesse e diventare guide sincere e disinteressate sul sentiero, si trasformano in ridicoli imbonitori. Vendono spettacolo travestito da spiritualità, promettono calma e guarigione come se fossero pillole magiche, offrono la magia di un attimo fugace e un esotismo fasullo che sa di cartapesta.
È una spiritualità da consumo rapido, uno Xanax non prescritto da portare sempre in borsa per calmare l’ansia, senza mai affrontare davvero la radice della propria inquietudine. Prostitute dello spirito, gigolò travestiti da stregoni, mercanti nel tempio della ricerca interiore.
Eppure, nel mio sdegno, sento anche il richiamo alla responsabilità. Perché è troppo facile deridere i “sciamani de noi altri”. La vera sfida è testimoniare un’altra via, senza cadere nel cinismo o nella superiorità sterile. È invitare, con fermezza e compassione, chi cerca a distinguere il vero dal falso, a non farsi sedurre dal rumore degli orpelli ma a sentire il silenzio che trasforma.
Lo Spirito, quello autentico, non ha bisogno di piume. Ha bisogno di verità. E quella non si compra né si vende. Si coltiva. Si incarna. Si vive.
Egidio Francesco Cipriano
Immagine generata AI









