
All’inizio fu ʻOumuamua. Poi Borisov. Ora è il turno di 3I/ATLAS, ufficialmente C/2025 N1 (ATLAS), ma chi ha voglia di pronunciare tutta questa burocrazia galattica mentre si fantastica sull’arrivo degli alieni?
La notizia rimbalza come un meteorite nella sala d’attesa di un pronto soccorso psichico collettivo: un oggetto interstellare delle dimensioni di Manhattan (tradotto: una bellezza lunga tra i 10 e i 20 km) è entrato nel nostro Sistema Solare a una velocità di oltre 60 km al secondo, sparato come un sasso celeste da chissà quale cattedrale gravitazionale ai confini di tutto.
E la domanda — a metà tra la paranoia e il bisogno infantile di contatto — è sempre la stessa: “E se non fosse una cometa?”
La traiettoria quasi perfetta
C’è chi ha deciso di non accontentarsi delle chiome di polvere e dei dati spettroscopici che parlano chiaramente di ghiaccio d’acqua, monossido di carbonio e altre robette che piacciono tanto alle comete. No. Per alcuni scienziati più coraggiosi (o più solitari), la rotta di 3I/ATLAS è troppo perfetta. Ecco i dati che fanno arrossire le nostre certezze:
- Eccentricità: 6.1 – un chiaro segno che non è legata gravitazionalmente al Sole, viene da fuori.
- Inclinazione orbitale: solo 5.7° rispetto all’eclittica – insolitamente basso per un oggetto interstellare.
- Velocità relativa: oltre 134.000 km/h, abbastanza da non fermarsi nemmeno per una sosta carburante su Giove.
- Passaggi ravvicinati: si avvicinerà a Venere, Marte e Giove, in una sequenza temporale che – dicono i teorici – ha solo lo 0.005% di probabilità di verificarsi casualmente.
E poi il vero colpo di teatro: il passaggio dietro il Sole il 29 ottobre 2025. Un’eclissi perfetta, un cono d’ombra tattico, come se l’oggetto volesse sparire dai radar terrestri giusto il tempo per attivare qualche sofisticato propulsore alieno e cambiare traiettoria. Magari per venirci incontro. O per evitarci definitivamente.
Le ipotesi extraterrestri (e i nostri traumi infantili)
L’astrofisico Avi Loeb, mai timido nel suggerire intelligenze aliene là dove altri vedono solo detriti cosmici, ha firmato un preprint (ancora non revisionato) in cui azzarda l’idea che questo passaggio non sia casuale, ma intenzionale.
Secondo lui, 3I/ATLAS potrebbe effettuare una “manovra Oberth inversa” sfruttando l’energia del Sole per modificare la propria traiettoria e rallentare, il tutto mentre la Terra sarà sull’altro lato dell’orbita, incapace di osservarlo.
Non è la prima volta che Loeb suggerisce che una roccia celeste sia qualcosa di più. E forse non è neanche colpa sua: in un mondo in cui l’intelligenza artificiale scrive per concorsi letterari e le guerre tornano a bussare alla porta della realtà, pensare agli alieni è una tregua narrativa, una favola di ferro e plasma che ci permette di credere, ancora una volta, di non essere soli.
Ma la scienza cosa dice?
La comunità scientifica tradizionale, quella con i pantaloni a sigaretta e i grafici colorati, resta saldamente ancorata alla spiegazione cometaria. L’oggetto presenta una chioma visibile, emette vapore acqueo, e riflette la luce solare in modo coerente con le polveri pre-solari che conosciamo.
Insomma: è un pezzo di spazio antico, un vagabondo nato prima che la Terra avesse l’idea di un oceano. Un viaggiatore solitario che ci sfiora senza fermarsi, che non ha bisogno di invasione o guerra, solo di attraversare il nostro cielo come un’eco di tutto ciò che non possiamo trattenere.
E io?
E io l’ho guardata quella cometa, o forse quella sonda, stamattina dal mio balcone — con un’app sul telefono e una tazza di caffè tiepido. Ho pensato che sì, anche se fosse davvero aliena, forse non ci attaccherebbe. Magari ci studierebbe in silenzio. Magari ci sta già mandando un messaggio, ma troppo sottile per essere captato dai nostri radar stanchi.
Oppure — e questa resta la mia teoria preferita — è venuta solo a cercare la sua strada di ritorno. Come tutti noi.
Perché anche se i suoi calcoli d’orbita sembrano troppo precisi per il caso, a volte la nostalgia sa disegnare rotte perfette, specie quando si tratta di tornare a casa.
E comunque, tranquilli. Nessun attacco. Nessun raggio laser. È solo una cometa – o un sogno ad alta velocità. E io, nel dubbio, salgo sul mio autobus.
Quello che mi riporta a casa.
Oltre lo spazio e il tempo.
Con ironia e un’anticchia di stupidità
Egidio Francesco Cipriano









