
Si attenta alla democrazia e alla libertà di stampa con oltre un chilo di tritolo
Oltre un chilo di tritolo che non poteva solo attentare alla vita di Sigfrido Ranucci, storico volto del giornalismo italiano, ma alla democrazia e alla libertà di stampa. Conduttore del programma Rai Report, ha condotto da anni delle inchieste che hanno scoperchiato tasti dolenti del panorama politico italiano e svelato retroscena inediti. La pista più accreditata è quella di un tentato delitto compiuto da chi conosceva bene le abitudini del giornalista, magari orchestrato da soggetti che sono direttamente stati coinvolti da alcune inchieste.
I dati sul giornalismo italiano non sono positivi. La classifica di RSF (Report senza frontiere) parla di libertà di stampa collocata al 49esimo posto in Italia, rappresentando il peggior dato dell’Europa occidentale. Un lieve miglioramento rispetto al 2015, quando eravamo al di sotto del 70esimo posto. Leggi bavaglio, intimidazioni, pressioni, querele a raffica, rappresentano alcune delle cause che hanno compresso la libertà di stampa e scongiurato aspiranti giornalisti a navigare in un mondo insidioso e ormai infiltrato da questo fenomeno.
La politica italiana non ci pensa due volte: l’attentato a Ranucci è subito il nuovo pretesto per scuotere le opposizioni. La leader del Pd Elly Schlein parla male dell’Italia all’estero, denunciando che “dove regna l’estrema destra la libertà di stampa viene compressa”. Omette un dettaglio: la libertà di stampa è pressoché inesistente in alcune autocrazie o in regimi a stampo socialista o comunista. Non molto diversi i toni del centrodestra, quando la Premier Giorgia Meloni ha definito la sinistra “più fondamentalista di Hamas” per non aver accettato il piano di pace per Gaza proposto da Donald Trump (che tuttavia ha non pochi punti da mettere in discussione).
Come ha lucidamente sottolineato Francesco Storace, editorialista di Libero, la forma migliore di solidarietà nei confronti di Sigfrido Ranucci è quella di ritirare tutte le querele poste a suo carico. Non poche, considerando che ha subito querele da una consistente fetta politica. L’attentato al conduttore di Report rischia di farci sprofondare nuovamente in un’epoca buia, tra paura e intimidazioni, e di rinfrescare la triste memoria di fatti di cronaca analoghi. Solo per citarne uno, l’attentato a Maurizio Costanzo nel 1993, nel quale è uscito salvo per miracolo.
La massima solidarietà a Ranucci non va espressa con le parole, ma con fatti concreti e con la speranza che il giornalismo italiano, da tempo purtroppo indebolito, torni a risplendere e a resistere di fronte ad atti intimidatori di qualunque natura.






