
Dobbiamo partire da un episodio per parlare di sicurezza, e proprio dalla nostra città: Taranto. Domenica scorsa, mentre salivamo su un pullman extraurbano, l’ingresso è stato bruscamente interrotto da due signori che, non avendo pagato il biglietto, pretendevano di salire lo stesso, se necessario opponendo resistenza nei confronti del conducente. Conducente che, ricordiamo, assume le funzioni di pubblico ufficiale a bordo.
La reazione dell’autista è stata prima pacata, dopo sempre più scocciata. I due signori stavano per opporre resistenza e a nulla serviva la richiesta insistente di scendere. A causa di queste resistenze, non solo i passeggeri che dovevano ancora salire a bordo erano bloccati, ma si creava un clima di tensione a bordo per chi già era seduto dalla precedente fermata. Perché? Basti osservare in giro qual è la percezione della sicurezza nelle città.
Si, ci sono i dati dell’Istat sui crimini, sulla percezione della sicurezza, e altro ancora. Ciò che conta maggiormente, al di là di quei dati che possono essere in diminuzione o in aumento, è la preoccupazione della gente, sempre più stanca e sempre più scoraggiata a girare in certi orari o prendere mezzi di trasporto dopo una certa ora. Si dirà che per osservare il grado di civiltà di un paese occorre osservare le carceri, o la sanità, o l’istruzione. Tutte osservazioni corrette, ma la sicurezza?
Il grido silenzioso che si innalza dalla gente alla politica dove è finito? Perché da destra a sinistra, concretamente, il problema non viene risolto? Questo piccolo episodio rappresenta solo la punta dell’iceberg di un problema molto più vasto. In favore dei provvedimenti normativi sul tema, si potrebbe obiettare dicendo che da quest’anno esiste il DDL Sicurezza.
Non solo il decreto non ha risolto il problema, ma ne ha creati altri ancora. Chi lo dice? Non certo qualche propagandista, ma degli addetti al campo. Ci sono infatti avvocati e giuristi che hanno già sottolineato che il decreto in questione non aumenta la sicurezza, bensì i reati.
L’avv. Di Palo, noto nelle piattaforme digitali per diffondere contenuti sul diritto penale, affronta la questione parlando di “problema di libertà compresse e di costituzionalità; trasformazione del confronto come un problema di ordine pubblico; punire la resistenza passiva a pubblico ufficiale (che non crea alcun danno a differenza di un’opposizione attiva); contrarietà rispetto all’art.27 della Costituzione; notevoli contrasti rispetto ad una visione più moderna del diritto penale.”
Se quindi il nuovo Decreto Sicurezza aumenta i reati, anche in merito a fattispecie che nulla hanno a che vedere con la sicurezza ( per esempio interventi vari in tema di Cannabis, che andrebbe legiferata diversamente e su altri fronti), non diminuisce affatto i rischi correlati alla mancata sicurezza nelle nostre città. Anzi, i dati dimostrano che negli anni la percezione di pericolo per scippi o borseggi è aumentata, e in particolare da 43% al 45%, così come per casi di violenza sessuale, dove la percezione del rischio è aumentata dal 29% al 36%.
Insomma, è aumentato tutto: sia i reati che i cittadini insicuri.
È l’ora che il tema della sicurezza nelle nostre città venga preso in considerazione più seriamente dalla nostra politica, qualunque essa sia e senza bandiere di partito.







