
L'artista e attore di fronte alla sua "Death By Confetti"
Non molti sanno che Johnny Depp, la superstar hollywoodiana, è un artista a tutto tondo. Il ragazzone del Kentucky, portato alla ribalta come attore teen idol fra la fine degli anni ’80 e gli inizi dei ’90, volle in origine trovare il successo con una forma d’arte differente: la musica.
Depp nasce infatti come chitarrista. E con il supergruppo degli Hollywood Vampires (in collaborazione con Alice Cooper e Joe Perry degli Aerosmith), dopo tanti anni, è riuscito a coronare il suo sogno di ragazzo musicista. Nel frattempo, con “Modì – Tre giorni sulle ali della follia” ha realizzato un’altra sua ambizione, diventare un regista. Ebbene, la scelta del tema del film non è assolutamente casuale. Fin da ragazzino Depp ha avuto a cuore anche le arti visive tradizionali. Nulla di strano, dunque, nella decisione di dirigere Riccardo Scamarcio nei panni del geniale e tormentato Amedeo Modigliani.
Quella dell’arte figurativa non è per l’attore solo una passione da “amante esterno”. Tra le diverse forme di creatività cui Depp si dedica attivamente, quest’ultima è purtroppo la meno nota. Eppure risulta per lui assolutamente vitale, oltre ad essere risalente. “Nella magia e pazzia della vita, l’arte è stata il mio santuario. […] La creazione non sempre è una procedura piacevole, ma per me è un processo necessario.”, nelle sue parole a Pantheon Art.

Dagli anni del Covid l’attore – errata corrige, l’artista – ha cominciato a rivelare al mondo i suoi lavori, la maggior parte dei quali dai contenuti molto personali. Prima con vendita tramite NFT, poi con collezioni come le quattro opere di “Tarot” (con Castle Fine Art), è finalmente approdato ad un’intera mostra tutta sua. “A Bunch of Stuff” (letteralmente “Un mucchio di roba”) ha aperto i battenti l’anno scorso – il 4 ottobre – a New York. Ora si sposta nell’Estremo Oriente, precisamente al NEUMAN Takawana di Tokyo. Non è fortuita la scelta dal punto di vista geografico: “Tokyo è sempre stato un posto che produce grande arte. […] Il Giappone è ricco dal punto di vista emotivo e, soprattutto, è un luogo che valorizza davvero gli artisti”, ha sottolineato affettuosamente Depp qualche giorno fa alla conferenza stampa per l’apertura della mostra.
“A Bunch of Stuff” – in collaborazione NSN, Bauart, Pantheon Art e Instyle Tokyo – è dunque aperta da ieri (giorno 28 Novembre 2025) fino al 6 Maggio 2026. La scelta di esporre le opere per un tempo così lungo si lega alla natura complessa e personale delle stesse, oltre che al modo in cui la mostra si struttura. Definita come una rivoluzionaria “immersive art exhibition”, è comunque un evento diverso dalle “immersive experiences” di cui la più notoria è quella di Van Gogh. Di virtuale c’è meno a Tokyo, in quanto la mostra esibisce molto materiale tangibile, molta “stuff” per l’appunto. Sono esposte sia opere figurative più classiche che oggetti utilizzati nel processo creativo di Depp (scatole originali piene di colori per la pittura, macchine da scrivere, etc.), ma anche – se non soprattutto – un sacco di bozzetti e appunti dell’artista, quelli che definisce i suoi doodles. “Ho sempre amato il doodling e disegnare a matita, fin da piccolo”, ha dichiarato l’attore. Il suo poliedrico viaggio creativo si è poi esteso con naturalezza alla pittura: “Ho cominciato a creare dipinti dopo aver superato la soglia dei 30 anni. Ho continuato perennemente a muovere le mani, sperimentando con vari colori e tecniche”.

Una simile eccletticità è resa evidente dalla maniera in cui la mostra è articolata. Non è un’unica grande stanza, o un corridoio dello stesso colore, né una strutturazione dall’assetto cronologico. Si passa dalla “Blue Room” coi doodles sospesi dal soffitto ai teschi dipinti della “Death Room”, dagli spazi che ricostruiscono l’atelier e i luoghi di distensione dell’attore fino alla “Black Box” con un video su schermo a 360 gradi che sintetizza l’opera figurativa di Depp. A dimostrare la sua vocazione poliedrica e, si potrebbe dire, multimediale: arte come istinto produttivo non limitato a un supporto singolo, ma che si realizza con diversi media, fino a propagarsi nella stessa estensione spaziale. Gli oggetti, gli strumenti, gli appunti, i divani, le chitarre: tutto “inspira ed espira” creatività.

Nonostante le intenzioni originarie di Depp non fossero dichiaratamente di creare opere volte geneticamente all’esposizione al pubblico, l’atmosfera complessiva di “A Bunch of Stuff” non può lasciare impassibili gli spettatori (tanto gli appassionati d’arte che i fan dell’attore americano). La spinta totalizzante e pluri-mediale della mostra sembra voler rompere le barriere interiori di questi ultimi. L’intento, con le parole del co-fondatore di Bauart, Guy Vesey, è anche di trasmettere al pubblico stesso l’ispirazione a creare. Una visione dell’arte che procede al di là di mode di mercato o linguaggi a scatola chiusa, che mira perfino ad “esser fonte di guarigione e trasformazione”. Si tratta della forza, quasi taumaturgica, della verità poetica, riprendendo la terminologia del regista Werner Herzog. Come sottolinea l’attore stesso, NFT può significare proprio “mai temere la verità” (Never Fear Truth, piuttosto che il prosaico Non-Fungible Token), che libera quando viene dalle profondità interiori dell’essere.

Queste profondità in Depp sono caotiche eppure vive, intimistiche quanto reverenziali (pensiamo ai dipinti per l’ex-moglie Vanessa Paradis o la collezione Friends & Heroes dedicata ai tanti amici e creativi da lui adorati). I teschi della morte si affiancano alla dolcezza delle rose in un dualismo che raggiunge note commuoventi nel dipinto per Mooh, uno dei suoi cani più cari, purtroppo non più con lui nel corpo. Eppure il suo spirito rimane ancora intatto, almeno nella splendida pittura di Depp, che colpisce per la sua essenzialità di ascendenza tradizionalmente americana. Una directness che non riduce il senso dei soggetti, ma piuttosto ne rivela l’anima. L’essenza per l’appunto.

Johnny Depp, così come l’amico-collaboratore Tim Burton, hanno sempre amato i compagni a quattrozampe, fonte per loro di guarigione. Lo stesso candore ed onestà promana dalla mostra di Depp, simbolo sintetico di un’interiorità sensibile e sfaccettata, oscura e lucente insieme. Poliedrica, proprio come la sua lunga carriera.











