
di Calogero Quagliò, deputato del Popolo Moderatamente Estroverso
Popolazioni varie, cittadini assortiti, lettori in cerca di risposte: accomodatevi. Io, l’Onorevole Calogero Quagliò, luminare dell’impossibile e specialista in questioni che non mi competono, sono stato autorizzato da me stesso a spiegare come si risolve la crisi internazionale in Ucraina.
Sì, proprio quella che dura da anni, peggiorata dopo quella che alcuni hanno definito Yalta 2.0, l’incontro clandestino tra Trump, Putin e “u Cines” – che non è un titolo nobiliare, ma il modo antique di chiamare qualunque gigante geopolitico che arriva da Est portando valigie piene di accordi e wifi.
E l’Europa? L’Europa non c’era. Non perché non fosse invitata, ma perché – mi dispiace dirlo – l’Europa non esiste. È un pensiero astratto, una specie di ideale platonico che appare nei manuali di educazione civica e scompare quando c’è da prendere una decisione.
Europa: condominio senza amministratore
La chiamano Unione, ma è un’Unione in cui ogni Stato fa i casi propri: un condominio di ventisette appartamenti dove nessuno paga le spese, tutti litigano in assemblea, e quando si rompe l’ascensore si dà la colpa alla signora del terzo piano perché “c’ha la spesa pesante”.
Mentre il mondo discute di confini, strategie, deterrenze e accordi, l’Europa dibatte su:
- norme per il corretto diametro delle zucchine esportabili,
- la vita emotiva dei formaggi stagionati,
- regolamenti sull’inclinazione massima delle sdraio balneari.
E poi si stupisce se non la invitano ai tavoli geopolitici.
Ucraina: spiegazione breve e dolorosa
L’Ucraina, per farla semplice, è diventata il cortile dove i grandi del mondo giocano a Risiko con i pezzi veri. Trump vuole l’effetto scenico. Putin vuole lo spazio vitale, magari con annessa pista di pattinaggio. “U Cines” vuole tutto ciò che non è già stato preso, per principio.
Nel mezzo c’è un popolo che soffre. E un continente che manda “profonda preoccupazione”, che è il modo in cui l’Europa dice “abbiamo fatto una riunione e ci siamo dati un’altra riunione”.
La soluzione dell’Onorevole Quagliò
Ora vi dico la mia. E sappiate che io ho conoscenze di geopolitica dopo aver frequentato, per errore, un corso serale sul Mediterraneo libero tenuto da un tizio che vendeva granite a Taranto.
1. Creare la “Federazione del Condominio Europeo”
Niente trattati astrusi. Niente sigle incomprensibili.
Serve un solo amministratore continentale – non faccio nomi, ma inizia per Calo e finisce per gero – che decida per tutti:
- quote di pace,
- quote di buon senso,
- quote di energia,
- e un bonus culturale a base di prodotti tipici per calmare gli animi.
Chi non vuole partecipare? Gli si sospende il telecomando delle trasmissioni europee per 48 ore. Garanzia di panico immediato.
2. Diplomazia del sollazzo
Invece di armi, carri armati e annunci roboanti, io manderei in Ucraina una spedizione di:
- intrattenimento popolare,
- cibo che fa ridere,
- convivialità terapeutica,
- squadre di mediatori addestrati alla negoziazione conviviale.
Perché un popolo con la pancia piena e un sorriso sulle labbra litiga molto meno.
3. Tavolo di pace in un villaggio mediterraneo
Si porta:
- l’Ucraina,
- la Russia,
- gli Stati Uniti,
- “u Cines”,
- e l’Europa (se si presenta).
E li si chiude in un resort costiero. C’è una sola regola: non si esce finché non firmano un accordo. A ogni ritardo, scatta un karaoke obbligatorio.
Le guerre finiscono subito, fidatevi.
4. Confini curvilinei
I confini dritti sono aggressivi. Ricordano i righelli, le punizioni scolastiche, gli orari d’ufficio. Io propongo confini sinuosi, morbidi, addirittura danzanti. Così, anche se il mondo va a rotoli, almeno la cartina geografica resta piacevole da guardare.
Un mondo meno serio è un mondo più pacifico
La questione ucraina è seria, drammatica, enorme. E proprio per questo va smontata con un po’ di ironia, per ricordarci che dietro le bandiere e i confini ci sono persone vere.
L’Europa continuerà a esistere-non esistere finché non deciderà chi vuole diventare. E il mondo continuerà a barcollare tra mini-Yalte, maxi-summit e incontri segreti in località improbabili.
Io, da parte mia, resto disponibile. L’Onorevole Quagliò non si tira indietro davanti al destino del pianeta. Ho già pronto:
- un piano B,
- un piano C,
- e un piano D con aperitivo incluso.
Perché, come diceva mio zio, filosofo per passione e muratore per necessità: “Le guerre iniziano serie. Ma a risolverle, spesso, è quello che porta da bere”.
Onorevole Calogero Quaglio nella figura di Egidio Francesco Cipriano suo rappresentante ironico pro-tempore
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