
I sondaggi annunciano un ulteriore aumento dell’astensionismo; ma anche i candidati sembrano crederci poco.
Domenica 23 e lunedì 24 novembre 2025 si vota per la elezione dei consigli regionali e rispettivi presidenti in Puglia in Campania e in Veneto. Due regioni che vengono date vinte in partenza dal centrosinistra. Quasi certo, per alcuni osservatori, in Puglia, più contendibile in Campania. Al centro destra dovrebbe invece andare il Veneto. Ma ormai il voto è cosa per pochi. E’ cosa loro!
Si parte dalla selezione dei candidati da parte dei capi clan ( nel senso di gruppo limitato di soggetti ); una volta erano i partiti a farlo partendo da una rosa di soggetti opportunamente formati. Oggi a 23 anni si riesce a diventare vice presidente regionale! Altro che gavetta. I capi scelgono e posizionano i propri uomini/donne in modo che abbiano buone possibilità di essere elette/i e poi riempiono le liste con i porta-voti. Tutto qui. Non occorrono esperti politologi da salotto televisivo per arrivarci. Sono fatti, non opinioni.
Al voto ci vanno le truppe cammellate, adeguatamente organizzate. L’astensionismo ha ormai superato il limite del 50%, per cui, a tutti i livelli, chi governa è la minoranza dei votanti; per certo non rappresenta la maggioranza della popolazione italiana. Se questa è democrazia!
In queste elezioni in particolare sembra che neppure i candidati ci credano più di tanto, ovvero non credono di dover fare una campagna elettorale con confronti, comizi, proposte. Per qualcuno, soprattutto in Puglia si respira aria di rassegnazione. Chi ha potuto è salito sul carro del vincitore, o quantomeno di chi viene ritenuto tale. Del resto in venti anni non si è costruita alcuna alternativa credibile al centro sinistra che governa la regione e la città di Taranto.
I candidati riuniscono le loro truppe negli alberghi, incontrano i portatori di voto, e il resto non conta.
Basta guardare gli stalli per l’affissione dei manifesti che abbiamo fotografato in questi giorni a Taranto. Il vuoto assoluto!


Il fenomeno dell’astensionismo, che non riguarda solo il nostro Paese, ha tante motivazione, ma fondamentalmente si fonda su un totale stravolgimento del sistema di rappresentatività. Fatto scientificamente, con il dissolvimento dei partiti della Prima Repubblica e con una inaccettabile polarizzazione che non risponde, e non rappresenta, l’orientamento prevalente degli italiani.
L’Italia del boom, il “miracolo economico” si è fondata su un sistema politico istituzionale fondamentalmente centrista, con governi di coalizione. Sull’altare della presunta stabilità si è pensato di scimmiottare i sistemi anglosassoni e di oltre oceano. Oggi non c’è più un centro autonomo, e questo è sicuramente uno dei tanti motivi della disaffezione di tanti elettori. Ovviamente non solo.
C’è molto da fare ma occorre che si riacquisti fiducia nel sistema democratico rappresentativo. E occorre quanto prima tornare al sistema proporzionale. Chi non si identifica con valori statalisti, piuttosto che populisti o sovranisti, deve poter disporre di uno spazio politico proprio. Ciò non vuol dire tornare al passato ma rispondere a quelle che sono le reali attese di una gran parte di italiani.







