
Intervento del p𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐎𝐥𝐭𝐫𝐞, 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐋𝐢𝐚𝐜𝐢
“Diventano seimila le persone in cassa integrazione nel comparto dell’acciaio tarantino, più di quelle che restano ancora occupate.
Dalla crisi del settore industriale emerge una componente sociale che non potrà che avere conseguenze negative nella città di Taranto. Cosa fare? Il pensiero va subito agli ingenti finanziamenti che lo Stato ha prodotto negli ultimi quindi anni, denaro che avrebbe potuto essere utilizzato se la visione dei tecnici e dei politici fosse stata lungimirante, se fossero stati avviati non solo sussidi ma anche formazione professionale alternativa insieme con incentivi alla creazione di nuove attività. E adesso, che la realtà evidenzia le colpevoli lacune del passato, si dovrebbe tentare di superare le antiche polemiche e dimostrare coraggio e volontà, al fine di arginare le difficoltà di tante famiglie ma anche di una intera città. Avendo acclarato che non ci sono investitori, il Governo non deve più farsi imprenditore, ma deve finalmente adempiere al ruolo istituzionale e costituzionale della tutela di ogni cittadino, quello offeso dalle fonti inquinanti e quello investito dal dramma della disoccupazione.
Va evidenziato che a Taranto sono davvero troppi i dipendenti ex Ilva che da anni stazionano in un limbo ansiogeno: essere costretti a restare a casa e non avere speranze per il futuro. La stessa immobilità diventa spesso insofferenza e freno per qualunque progetto di vita, tranne per coloro (ma non sono molti) che invece riescono addirittura a trovare una occupazione parallela, sia pure non consentita dalle leggi.
La Cassa Integrazione Guadagni (CIG) è un ammortizzatore sociale cruciale in Italia, nato per sostenere il reddito dei lavoratori (operai, impiegati e quadri) la cui attività è sospesa o ridotta a causa di difficoltà aziendali (come crisi di mercato, riorganizzazione, ecc.), evitando i licenziamenti.
L’istituto si basa sul principio che l’impresa si trovi in una difficoltà temporanea che si prevede possa essere superata, permettendo così di mantenere i lavoratori in attesa della ripresa. Il sussidio corrisponde all’80% della retribuzione globale per le ore non lavorate, entro limiti massimali stabiliti annualmente dall’INPS. La ulteriore CIG tarantina verrà formalizzata con integrazione al reddito. Fattore questo che prevede la presentazione di una norma legislativa che possa garantirne la copertura finanziaria. Ancora di più quindi, emerge il ruolo dello Stato che deve sostenere le famiglie e non più un’industria fatiscente sulla quale ha finora sperperato miliardi.
Ecco allora come, nel frattempo, si potrebbe inquadrare l’intera questione: trasformare la CIG da un ammortizzatore passivo in uno attivo, che sfrutti il tempo di inattività forzata per rigenerare competenze, tessuto sociale ed economia. In verità se ciò fosse già stato realizzato, oggi ne vedremmo i primi benefici.
𝟏. 𝐅𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐎𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐌𝐢𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐑𝐢𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
Monte Ore e Contributo Statale – L’ipotesi è di destinare 16 ore settimanali alla formazione e rigenerazione professionale. Una serie di corsi che dovrebbero essere completamente gratuiti per i lavoratori e finanziati da un fondo specifico statale (ma anche attraverso il contributo addizionale versato dalle aziende che usufruiscono della CIG).
Flessibilità e Certificazione – I corsi dovrebbero portare a certificazioni professionali riconosciute e spendibili anche in settori diversi (es. digitalizzazione, economia circolare, energie rinnovabili, green economy), come è fondamentale per riconvertire aree in crisi come Taranto.
Connessione con l’Impresa – Le aziende in crisi potrebbero beneficiare di un finanziamento extra per riqualificare i propri dipendenti secondo le esigenze di riorganizzazione future, trasformando i lavoratori in risorse più versatili. L’art. 22-bis del D.Lgs. 148/2015 stabilisce già una “connessione” tra CIG e politiche attive, ma necessita di maggiore implementazione.
𝟐. 𝐈𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐂𝐢𝐯𝐢𝐜𝐨 𝐕𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨
Volontariato – Si propone un impiego volontario sociale di almeno 8 ore settimanali, che non solo darebbe un senso di utilità ai lavoratori, ma genererebbe anche un valore per la Comunità.
L’impiego potrebbe riguardare la manutenzione del verde pubblico, la cura di beni culturali minori, l’assistenza ad anziani o disabili (non sostitutiva del personale sanitario, ma di supporto), o il ripristino di aree degradate, vigilanza scuole, e quant’altro si possa proporre.
Aumento dell’Indennità – Per incentivare la partecipazione (che deve restare volontaria per non configurarsi come lavoro subordinato non retribuito), si potrebbe ipotizzare un piccolo bonus aggiuntivo sull’indennità mensile di CIG per chi aderisce a questi progetti sociali.
Regolazione Chiara – Occorrerà definire un quadro normativo chiaro che distingua queste attività dal lavoro vero e proprio, tutelando i lavoratori con copertura assicurativa e assicurando che non sostituiscano posti di lavoro esistenti.
𝟑. 𝐈𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐥,𝐀𝐮𝐭𝐨𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐢𝐥 𝐑𝐞-𝐈𝐦𝐩𝐢𝐞𝐠𝐨
Per i cassintegrati di lungo periodo, l’obiettivo dovrebbe essere favorire il rapido rientro nel mondo del lavoro, anche autonomo. E quindi:
CIG come Capitale Sociale – Permettere, in caso di crisi irreversibile (come nel caso di Taranto), di utilizzare una parte dell’indennità futura di CIG come capitale di avviamento per aprire una propria attività, o come bonus per un’azienda che assume gli ex dipendenti del siderurgico a tempo indeterminato in un settore diverso.
Sportelli Dedicati – Istituzione di un Centro per l’Impiego altamente specializzato per i cassintegrati, con counseling orientato al reskilling e al supporto nella ricerca attiva di lavoro (come già previsto, ma spesso inefficace). Senza dimenticare che nessuno grida contro l’Industria in genere, tanto che appare interessante quanto pubblicato in questi giorni dalla stampa: “è stato possibile individuare le aree potenzialmente fruibili per dare corso alla reindustrializzazione ovvero aree ex Ilva, aree del demanio portuale, aree industriali come quelle ASI e provinciali, aree del demanio militare e altre aree in prossimità di nodi logistici come Grottaglie o in altre province vicine con vocazione industriale. Per queste aree sono in corso di valutazione i progetti di investimento di oltre 15 aziende tra italiane ed estere i cui progetti possono realizzarsi nell’arco di 4 anni in settori che vanno dalla carpenteria metallica alle energie rinnovabili, dalla logistica all’innovazione digitale, dalla meccanica all’Automotive alle ferrovie alla nautica, dall’agrivoltaico all’idrogeno, dall’eolico offshore all’intelligenza artificiale.”
𝐈𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞, queste misure mirano a trasformare la sospensione lavorativa in un’opportunità di investimento sociale e individuale, rendendo l’ammortizzatore sociale non solo un sostegno economico, ma un trampolino di lancio per un futuro lavorativo alternativo e sostenibile.
Ma ovviamente il ruolo dello Stato e degli enti locali politici, professionali e di categoria, deve essere un solido punto di partenza e di competente coordinamento”.







