
Non bastavano le limitazioni che già erano imposte dalle stesse piattaforme digitali: esplicite o implicite. Lo diceva Zuckerberg, quando ammetteva tranquillamente di aver ricevuto pressioni,durante il periodo Covid, in merito alla libertà di espressione. Accadeva all’epoca di Biden e costituiva già una grave forma di controllo e di limitazione.
Come se tutto ciò non fosse bastato ad accendere un interrogativo ai tanti lettori, cittadini, fruitori di piattaforma digitali, l’ennesima stretta è arrivata, condita da molte polemiche: l’albo degli influencers. La delibera 197/2025 introduce un nuovo albo, cioè un obbligo di registrazione a carico di tutti gli influencers, soggetti che utilizzano le piattaforme social per diffondere contenuti: questi ultimi, infatti, nello svolgimento di tale attività, istruiscono, informano, intrattengono, pertanto hanno una responsabilità editoriale.
Ma c’è di più: Il criterio minimo per rientrare nella morsa della delibera riguarda un certo numero di visitatori o followers: almeno 500.000 oppure 1.000.000 di visualizzazioni. Si sa, con l’algoritmo di piattaforme come Tik Tok è molto facile raggiungerle, con il conseguente rischio che tantissimi soggetti, che magari perseguono finalità semplicemente di intrattenimento, avrebbero strette e responsabilità di tipo editoriale. Insomma, a cosa serve se già il nostro codice penale disciplina alcune condotte lesive dell’immagine o della reputazione altrui?
Si potrebbe ancora obiettare, sottolineando che questa delibera metterebbe una stretta sulla disinformazione, ponendo un accento sulla verifica di ciò che viene postato. Chiaro, ma chi decide chi è disinformazione e chi no? Gli stessi che hanno limitato le piattaforme social per mezzo di algoritmi e di fact checking? Non occorre una limitazione per frenare la disinformazione: altrimenti, dovremmo porre un veto ad alcune testate o a singoli giornalisti che non sempre hanno posto importanza a quelle norme deontologiche che prescrivono chiarezza, completezza, verità.
La via da seguire è quella legislativa e deontologica: art. 21 della Costituzione e codice penale, indipendentemente da un’iscrizione all’albo dei giornalisti. Il confine, altrimenti, sarebbe davvero sottilissimo.







