
Confartigianato denuncia l’allontanamento di gran parte del sistema bancario dal territorio
Nota del segretario generale di Confartigianato Imprese Taranto, Fabio Paolillo
“Le più recenti analisi regionali della Banca d’Italia confermano che in tutta la Puglia i finanziamenti al settore produttivo hanno ripreso a calare nel 2024, mentre gli istituti di credito mantengono una posizione particolarmente prudente verso microimprese e attività artigiane. Gran parte del sistema bancario si è allontanato dal territorio, e con esso dal lavoro vero. Gli imprenditori segnalano istruttorie più lente, condizioni più rigide, garanzie sempre più difficili da esibire.
In molte situazioni, la valutazione non passa più attraverso un direttore che conosce l’azienda, ma attraverso algoritmi distanti, incapaci di cogliere la realtà di un’impresa artigiana.
Il paradosso è evidente: la liquidità nel sistema c’è, ma non arriva dove genera lavoro, valore e crescita, cioè nelle botteghe e nei laboratori che costituiscono l’ossatura dell’economia locale. Il segnale è chiaro: meno affidamenti, più selezione, più distanza. A fronte di un’economia che prova a rialzarsi, le piccole imprese incontrano ostacoli crescenti persino nel finanziare investimenti minimi. Il livello delle sofferenze rimane più elevato tra le microaziende, e questo spinge le banche a irrigidire ancora di più i criteri di valutazione, penalizzando proprio chi avrebbe bisogno di essere accompagnato per crescere. È il classico cane che si morde la coda: più difficoltà ci sono, meno credito arriva; e meno credito arriva, più le difficoltà aumentano.
C’è da evidenziare un altro aspetto critico: la progressiva scomparsa delle filiali e della presenza fisica delle banche sul territorio. Sono stati chiusi sportelli, trasferiti consulenti, digitalizzato tutto. Ma un artigiano non è un click. Un artigiano è un laboratorio, una storia, una reputazione costruita nel tempo. Oggi, decisioni che prima si basavano sulla conoscenza diretta vengono prese da piattaforme centralizzate che non vedono persone, sacrifici, competenze. E un artigiano non può essere giudicato da un algoritmo. Quando trentacinque anni fa sono entrato in questo bellissimo mondo dell’artigianato ho conosciuto sul territorio direttori di banca dell’Emilia – Romagna, del Veneto, ma anche della nostra terra, che ogni mattina uscivano dagli uffici per andare a trovare le imprese. Entravano nelle officine, osservavano l’organizzazione, ascoltavano il rumore delle lavorazioni, respiravano il profumo del lavoro vero. È così che si è costruita l’ossatura imprenditoriale di questo Paese. Erano altri tempi? Certamente. Ma lo spirito, il carattere, la forza degli artigiani sono rimasti gli stessi. Oggi però non vengono più considerati, né valutati per ciò che realmente rappresentano. E vi assicuro una cosa: i guai del sistema non li hanno certo combinati gli artigiani.
A mantenere un rapporto reale con le microimprese restano, per fortuna, le banche di credito cooperativo e gli istituti locali. Sono loro che continuano a sostenere una parte rilevante del credito destinato alle piccole realtà. Una vicinanza fatta di ascolto, tempi rapidi e disponibilità ad accompagnare progetti anche di dimensione contenuta: ciò che un territorio come il nostro non dovrebbe mai perdere.
Nonostante la stretta creditizia, gli artigiani tarantini non si fermano. Continuano a investire, a innovare, a creare valore spesso con risorse proprie, mostrando una capacità di resistenza rara. “Sono loro che tengono davvero in piedi l’economia del territorio. E lo fanno nonostante l’allontanamento delle grandi banche, nonostante le difficoltà di accesso al credito, nonostante la politica e le istituzioni che troppo spesso sembrano ignorare questo patrimonio sociale e produttivo. Parliamo di un mondo che non appare nei grafici, ma che fa la differenza tra un territorio vivo e uno condannato alla rassegnazione.
Confartigianato propone di avviare un Patto territoriale per il credito artigiano, che coinvolga associazioni d’impresa, istituti del territorio e amministrazioni locali. Obiettivo: monitorare l’andamento del credito, intervenire sulle criticità e promuovere strumenti davvero adatti alle microimprese.
Non chiediamo scorciatoie ma responsabilità.
Se il sistema bancario continua a guardare altrove e la politica resta immobile, Taranto rischia di perdere la sua spina dorsale produttiva. Ma una cosa è certa: i nostri artigiani non mollano. Resistono alle crisi, resistono all’indifferenza, resistono al disimpegno delle banche.
Finché loro ci saranno, Taranto avrà un’economia vera, fatta di lavoro, sacrificio e futuro”.







