
Blocchi stradali e occupazione della fabbrica a Taranto
Nella lunga infinita storia della acciaieria più grande d’ Europa, l’ex Italsider, Ilva, Acciaierie d’Italia, si inserisce un elemento nuovo, inedito, che ĆØ la guerra tra poveri che pare i lavoratori di Genova vogliano avviare contro Taranto. Nel passato proprio da Genova hanno fortemente voluto trasferire a Taranto la parte “sporca” della produzione. Oggi che si presenta il rischio di un forte ridimensionamento della occupazione scendono in piazza sostenendo una sorta di autonomia rispetto alla fabbrica tarantina. Hanno montato tende e avviato una protesta che ha come piattaforma la salvaguardia di ogni posto di lavoro disinteressandosi del tutto delle sorti dei colleghi.
A Taranto, dopo il fallimento dell’ultimo incontro con il governo, i sindacati hanno promosso l’occupazione della fabbrica e successivamente i lavoratori sono usciti occupando le principali vie di comunicazione.

Una forma di protesta comprensibile nelle motivazioni ma che avrĆ come esito solo tanto disagio per i tarantini. Al punto a cui si ĆØ giunti, dopo almeno 13 anni di “errori” commessi da governi di tutti i colori, invocare l’intervento dello Stato ĆØ improponibile.
Lo Stato da tempo svolge in economia solo un ruolo regolatore e non dirigista; l’epoca delle partecipazioni statali ĆØ terminata da tempo come quella dei carrozzoni di stato. I piani industriali sono compito delle imprese che devono proporli e concordali con i sindacati.
Nelle condizioni attuali la fabbrica tarantina non la vuole nessuno; cosƬ come, più in generale, ĆØ complicato attrarre investitori in presenza di un fisco opprimente, una burocrazia asfissiante, giustizia dai tempi biblici. Senza contare la crisi del mercato dell’acciaio complicata dai dazi trumpiani.
Realisticamente si può ipotizzare solo la drastica riduzione della produzione, con una fabbrica da 2-3 milioni di tonnellate anno di acciaio, e la realizzazione di un indotto per la lavorazione (scaffali, bulloni, parti di auto, ect.). e un più ampio piano di sviluppo che guardi finalmente e concretamente alle tate potenzialità del porto, e alle tante risorse naturali del territorio.
Giusto per chi ha la memoria corta ricordiamo che in questi anni hanno governato: Letta, Renzi e Gentiloni, Giuseppe Conte , e ancora Draghi che, nel 2021, riportò lo Stato nella compagine azionaria rinominando in āAcciaierie dāItaliaā lāIlva. E infine oggi Meloni/Urso.
Questi invece i decreti “salva Ilva”
Decreto-Legge 207/2012 (Governo Monti) Prima misura urgente per garantire la continuitĆ produttiva nonostante i sequestri della magistratura.
⢠Decreto-Legge 61/2013 (Governo Letta) Commissariamento straordinario dellāIlva, con nomina di commissari ad hoc per gestire lo stabilimento.
⢠Decreto-Legge 136/2013 (Governo Letta) āDisposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industrialiā, norme specifiche per Taranto e per il risanamento ambientale.
⢠Decreto-Legge 1/2015 (Governo Renzi) Ulteriore proroga del commissariamento e garanzia di continuità produttiva.
⢠Decreto-Legge 191/2015 (Governo Renzi) Avvio della procedura di cessione a privati, base normativa per il successivo ingresso di ArcelorMittal.
⢠Decreto-Legge 98/2016 (Governo Renzi) Interventi di sostegno finanziario e proroga del termine per la vendita.
⢠Decreto-Legge 91/2017 (Governo Gentiloni, ādecreto Mezzogiornoā) Norme specifiche per il piano ambientale di Taranto e sostegno allāoccupazione.
⢠Decreto-Legge 1/2019 (Governo Conte I) Modifiche alle tempistiche delle prescrizioni ambientali, in seguito allāaccordo con ArcelorMittal.
⢠Decreto-Legge 104/2019 (Governo Conte II) Norme urgenti per la continuità produttiva e misure a tutela della salute dei lavoratori.
⢠Decreto-Legge 2/2021 (Governo Conte II, poi convertito sotto Draghi) Avvio dellāintervento dello Stato attraverso Invitalia: ingresso nella compagine azionaria e nascita di Acciaierie dāItalia.
⢠Decreto-Legge 98/2021 (Governo Draghi) Piano di decarbonizzazione, fondi per la transizione e rafforzamento del controllo pubblico.
⢠Decreto-Legge 2/2024 e 98/2024 (Governo Meloni)
Sarebbe ora il caso di tacere, assumersi ciascuno le proprie responsabilitĆ , e provare a ricercare insieme soluzioni.
Foto: dai profili social dei sindacati







