
Nel rumore ovattato dello scroll quotidiano, dove ogni gesto digitale può trasformarsi in messaggio e ogni like in consenso, compare un nuovo protagonista della scena pubblica: l’influencer “rilevante”. La recente decisione dell’AGCOM di istituire un elenco ufficiale degli influencer più seguiti, accompagnato da un codice di condotta, non è solo una novità normativa: è un passaggio culturale che ridefinisce il rapporto tra comunicazione, pubblico e responsabilità.
Un nuovo registro della visibilità
L’elenco non riguarda tutti i creator, ma solo chi raggiunge un impatto significativo. Per essere considerato “rilevante”, un influencer deve avere almeno 500.000 follower complessivi, oppure una media di 1 milione di visualizzazioni mensili su una piattaforma. Chi supera queste soglie dovrà iscriversi all’elenco pubblico tenuto dall’AGCOM, dichiarando i propri canali, le metriche di riferimento e un recapito digitale ufficiale.Non è, dunque, un “alb o professionale” come quello degli psicologi o dei giornalisti, ma un registro di responsabilità comunicativa. Serve a rendere tracciabile chi esercita un’influenza sociale paragonabile a un mezzo di comunicazione, portando nel mondo dei social le stesse regole di trasparenza che valgono per TV e radio.
La funzione e il senso dell’elenco
In un mondo dove la parola “pubblico” non significa più “istituzionale”, ma “visibile”, l’AGCOM tenta di estendere al digitale le tutele previste per i media tradizionali. L’obiettivo è duplice: da un lato proteggere gli utenti, soprattutto i più giovani, da messaggi ingannevoli o dannosi; dall’altro, riconoscere che chi parla a milioni di persone non è più un semplice individuo, ma un soggetto con una responsabilità collettiva.L’influencer diventa così, a tutti gli effetti, un agente culturale. E se la comunicazione digitale è oggi uno dei principali canali di formazione dei valori, delle opinioni e dei modelli di vita, era inevitabile che l’Autorità ne riconoscesse il potere — e ne richiamasse i doveri.
Cosa comporta l’iscrizione
L’iscrizione comporta alcune regole chiare:
- indicare con trasparenza ogni contenuto sponsorizzato;
- evitare messaggi che possano incitare all’odio, alla violenza o alla discriminazione;
- rispettare la dignità dei minori e delle persone vulnerabili;
- dichiarare quando immagini o video sono stati modificati con filtri o intelligenza artificiale;
- mantenere un canale di contatto ufficiale con l’Autorità.
Chi non rispetta queste disposizioni rischia multe consistenti — fino a 250.000 euro, e in casi gravi fino a 600.000. Numeri che segnalano quanto lo Stato riconosca ormai agli influencer un ruolo pubblico e formativo.
Un passaggio di status: da creatori a comunicatori pubblici
Sul piano psicologico e pedagogico, questa trasformazione è decisiva. L’influencer non è più visto solo come “creatore di contenuti”, ma come figura che plasma immaginari collettivi. Il suo linguaggio, la sua estetica, persino i suoi silenzi, diventano parte di un dialogo sociale che educa — spesso più di una lezione scolastica o di una pubblicità tradizionale. Per questo, l’idea di un “elenco” non è tanto una misura di controllo, quanto un riconoscimento implicito: chi comunica a molti diventa, che lo voglia o no, educatore simbolico. E come ogni educatore, deve imparare a dosare la parola, a dichiarare l’intento, a comprendere il peso che i propri contenuti esercitano su chi guarda, ascolta o imita.
Libertà creativa e responsabilità
Naturalmente, ogni regolamentazione introduce anche dei limiti. Molti influencer temono che le nuove regole possano frenare la spontaneità creativa, appesantire la produzione dei contenuti o introdurre un controllo burocratico sul linguaggio digitale. Ma, a ben vedere, la norma non interviene sulla libertà d’espressione: chiede soltanto consapevolezza. In fondo, è ciò che chiediamo anche a scuola, in terapia o nei media tradizionali: poter esprimersi, sì, ma dentro una cornice etica che tuteli chi ascolta. Nel mondo iperconnesso, la libertà comunicativa non è mai un diritto isolato: è un equilibrio continuo tra espressione e responsabilità.
Uno specchio per la società digitale
Da un punto di vista educativo, l’elenco AGCOM rappresenta un passaggio di maturità collettiva. È come se il digitale, dopo anni di adolescenza impulsiva, iniziasse a chiedersi che adulto vuole diventare. L’influencer, con la sua capacità di unire pubblico e privato, estetica e marketing, diventa il volto visibile di questa transizione. E per chi, come noi, lavora nella psicologia, nella pedagogia o nel giornalismo, la lezione è chiara: la rete non è più un altrove, ma un ambiente sociale da abitare con la stessa cura che riserviamo alle relazioni umane reali. Ogni messaggio, anche il più leggero, può formare o deformare. Ogni post è un atto educativo, anche quando non lo sembra.
Potere e responsabilità
L’albo degli influencer rilevanti non è una gabbia, ma uno specchio. Riflette la consapevolezza che nel mondo contemporaneo la comunicazione è potere, e ogni potere richiede responsabilità. Gli influencer non sono solo voci che intrattengono, ma presenze che orientano: nel consumo, nel pensiero, nel sentimento.
Forse questo è il vero senso della decisione dell’AGCOM: non burocratizzare la rete, ma ricordarci che dietro ogni schermo c’è sempre una coscienza. E che la libertà digitale, come ogni libertà autentica, nasce solo dalla responsabilità di chi la esercita.
Egidio Francesco Cipriano
Note:
Delibera 197/25/CONS- Modifiche alle linee guida di cui alla delibera n. 7/24/CONS e approvazione del codice di condotta rivolto agli influencer https://www.agcom.it/provvedimenti/delibera-197-25-cons
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