
Intervento del coordinatore nazionale siderurgia della Fiom-Cgil, nel corso dell’audizione del 9 dicembre 2025, in commissione Industria del Senato sul decreto legge 108
“Questo decreto è assolutamente non adeguato alla soluzione per quanto riguarda la vertenza ex Ilva, ma serve a conseguire il piano di chiusura, come lo abbiamo definito.
Le lavoratrici e i lavoratori continuano la mobilitazione, oggi con la manifestazione a Racconigi e il presidio permanente a Novi Ligure, con un obiettivo preciso, quello di far ritirare il piano di chiusura presentato e per riaprire una discussione a Palazzo Chigi affinché si possa tornare a parlare del piano originario che era stato presentato a luglio scorso.
Per quanto riguarda il decreto in discussione, questi 108 milioni non bastano a garantire la continuità industriale degli stabilimenti, non servono per un una ripartenza effettiva dell’ex Ilva. Stiamo chiedendo, e continuiamo a chiedere da 2 anni a questa parte, che invece di pensare a una vendita degli stabilimenti a soggetti privati che non sono interessati alla continuità industriale, si possa intervenire con la costituzione di un’azienda partecipata pubblica. Questa per noi rimane l’unica strada percorribile.
Mentre, in merito agli altri 20 milioni stanziati per gli ammortizzatori sociali e per la formazione, prendiamo atto che l’accordo che avevamo fatto precedentemente viene superato da una normativa di legge per quanto riguarda l’importo della cassa integrazione. Questo tema non è mai stato discusso con i sindacati. La formazione, se da un lato è una nostra richiesta in funzione dei piani di decarbonizzazione, dall’altro lato non può servire ad aumentare i numeri dei lavoratori che non sono al lavoro negli stabilimenti.
Per cui ribadiamo che bisogna tornare a ragionare in merito al piano industriale che preveda dai 6 agli 8 milioni di tonnellate con i forni elettrici e gli impianti di DRI, al fine di garantire la continuità produttiva, la tutela occupazionale e la transizione verso la decarbonizzazione”.







