
Additivi alimentari, attenzione e comportamento nei bambini
Se un bambino arriva a scuola agitato, distraibile, irritabile, la domanda più frequente è:
“Dormito poco?”
“Problemi in famiglia?”
“Ha difficoltà di apprendimento?”
Quasi mai la prima domanda è:
“Cosa hai mangiato stamattina prima di venire a scuola?”
Eppure, per la scienza europea, questa domanda non è affatto fuori luogo.
Il caso E129: quando l’etichetta lancia un avvertimento
Esiste un additivo alimentare che, per legge, deve riportare un avviso specifico. Si tratta del Rosso Allura AC (E129), un colorante artificiale presente in molti prodotti destinati ai bambini: caramelle, bevande zuccherate, gelati, snack, dolci confezionati. Sulle confezioni è obbligatorio leggere:
“Può influire negativamente sull’attività e sull’attenzione nei bambini.”
Non è un consiglio nutrizionale. Non è un eccesso di prudenza. È il risultato di studi scientifici che hanno mostrato un effetto comportamentale misurabile in alcuni bambini.
Perché questo avviso dovrebbe interessare scuola e famiglia
Lo studio britannico pubblicato su The Lancet (2007), noto come studio di Southampton, ha osservato che: dopo l’assunzione di bevande contenenti coloranti artificiali (tra cui E129) e benzoato di sodio, alcuni bambini mostravano un aumento di:
- iperattività
- impulsività
- difficoltà attentive
L’effetto non riguarda tutti i bambini, ma è sufficientemente consistente da aver spinto l’Unione Europea a imporre l’avvertenza in etichetta. Tradotto in linguaggio scolastico: ciò che un bambino mangia può influenzare il suo comportamento in classe, anche nel breve termine.
Non solo E129: un “cocktail” quotidiano poco visibile
Il Rosso Allura non agisce da solo. Gli studi indicano che l’effetto aumenta quando più sostanze sono presenti insieme. Le principali:
- altri coloranti artificiali (E102, E110, E122, E124)
- benzoato di sodio (E211), conservante molto diffuso
- zuccheri semplici che causano rapidi picchi e crolli glicemici
- caffeina nascosta (cola, tè freddi, energy drink “per ragazzi”)
Il risultato non è una “malattia”, ma una disregolazione temporanea:
- il bambino è più reattivo
- meno concentrato
- più impulsivo
- più affaticabile
Effetto ambientale o problema strutturale?
Qui il tema diventa educativo e clinico. Un bambino che:
- arriva a scuola dopo una colazione industriale colorata e zuccherata
- mostra agitazione, scarsa attenzione, difficoltà a stare sul compito
può essere rapidamente etichettato come:
- “iperattivo”
- “BES”
- “a rischio ADHD”
- “con difficoltà di apprendimento”
Quando, almeno in parte, il problema è la sua disponibilità neurofisiologica all’apprendimento in quel momento. Questo non significa negare i disturbi reali. Significa evitare diagnosi affrettate ignorando fattori ambientali modificabili.
Perché la domanda giusta è scomoda ma necessaria
“Cosa hai mangiato stamattina?” o tutte le mattine e da quanto tempo? Sono domande che:
- non colpevolizzano
- non medicalizzano
- non semplificano
Ma aprano una variabile spesso ignorata. Per genitori e insegnanti significa iniziare a osservare:
- se certi comportamenti sono ricorrenti dopo specifici alimenti
- se cambiano in giornate diverse
- se una riduzione di additivi produce miglioramenti
Molti studi di eliminazione dietetica mostrano che, in bambini sensibili, ridurre coloranti e conservanti porta a un miglioramento osservabile del comportamento, pur senza “curare” eventuali disturbi strutturali.
Cosa NON dice la scienza (ed è bene chiarirlo)
- Gli additivi non causano DSA
- Gli additivi non spiegano da soli l’ADHD
- Gli additivi non sostituiscono una valutazione clinica
Ma la scienza dice chiaramente che possono peggiorare attenzione, autoregolazione e comportamento in una parte dei bambini. E questo basta per non ignorarli.
Una questione di prevenzione, non di allarmismo
Non si tratta di demonizzare il cibo industriale. Si tratta di riconoscere che l’alimentazione è un fattore educativo e neurocomportamentale, non solo nutrizionale.Per questo, a scuola e in famiglia, la domanda:
“Cosa hai mangiato stamattina prima di venire a scuola?”
non è invasiva. È una forma di attenzione adulta.
E prima di chiederci “che problema ha questo bambino”, chiediamoci anche “che carico gli abbiamo messo addosso”.
Egidio Francesco Cipriano
Foto di Ulrike Mai da Pixabay
Note e riferimenti scientifici
- McCann D. et al., Food additives and hyperactive behaviour in children, The Lancet, 2007.
- EFSA – Evaluation of the Southampton study on food additives and child behaviour.
- Stevenson J. et al., Dietary sensitivities and hyperactivity, Archives of Disease in Childhood, 2005.
- Nigg J.T. et al., Meta-analysis of diet and ADHD, Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 2012.
- Review 2024, Artificial food colors and neurobehavioral effects, International Journal of Environmental Research and Public Health.








