
OnlyFans e l’erotismo pigro
“Quando se ne accorse era già dentro.
Il gesto era diventato automatico: il telefono, il pollice che scorre, la stanza che tace. Nessuna eccitazione vera, nessuna attesa. Solo una forma di sollievo. Come appoggiare la testa su un grembo che non chiede spiegazioni.
Non cercava un corpo.
Cercava l’assenza di conflitto.
Fu allora che la parola emerse, quasi per scherzo, quasi per vergogna: Granny.
Non una donna. Non un’età. Una funzione psichica.”
Granny non è la nonna reale, con l’odore del caffè e le mani segnate dal tempo. È una figura simbolica: il corpo che accoglie senza domandare, che offre senza esigere, che non espone mai al rischio di essere rifiutati. È l’erotismo che non guarda davvero. Quello che non ti vede.
Il complesso del nipote di Edipo non esiste nei manuali. Eppure descrive con precisione il nostro tempo. Se Edipo desidera la madre perché incarna l’origine e il divieto, il nipote desidera la nonna perché incarna la tregua. La madre separa, la nonna ricuce. La madre introduce la legge, la nonna la sospende.
La madre mette in crisi il desiderio.
La nonna lo calma.
OnlyFans non ha creato nulla. Ha solo reso visibile ciò che già fermentava: un erotismo pigro, addomesticato, svuotato di rischio simbolico. Un erotismo che non chiede incontro ma accesso, non relazione ma disponibilità. Non è pornografia nel senso classico: è qualcosa di più sottile e più radicale.
È erotismo senza eros.
Il corpo esibito non è lì per sedurre, ma per rassicurare. Non ferisce, non eccede, non destabilizza. Dice silenziosamente: non devi diventare altro per desiderarmi. Nessuna prova da superare. Nessuna possibilità di fallimento. Nessuna ferita narcisistica.
Paghi e ottieni.
Smetti di pagare e svanisce.
Come una nonna digitale: sempre disponibile, mai invasiva, eternamente presente finché la paghetta arriva puntuale. Non chiede chi sei. Non ti chiede di crescere.
Qui il desiderio regredisce. Non verso l’infanzia, ma verso una zona di sicurezza affettiva in cui l’altro smette di essere soggetto e diventa funzione. L’altro va bene solo se resta immagine, performance, contenitore. Se non parla troppo. Se non chiede. Se non rompe l’incanto.
Il complesso del nipote di Edipo nasce proprio qui: non nel desiderio dell’anziano, ma nel rifiuto dell’adulto. L’adulto desidera e rischia. Il nipote consuma e si protegge.
Il problema non è morale. Non è nemmeno sessuale. È psichico, culturale, generazionale. Un desiderio che non attraversa il conflitto si spegne. Prima si anestetizza, poi si annoia, infine disprezza. Si passa dall’eccitazione all’indifferenza senza aver mai incontrato davvero l’altro.
A questo punto Granny smette di essere una metafora erotica e diventa un archetipo transgenerazionale. È tutto ciò che non mi espone. Tutto ciò che non mi chiede presenza. Tutto ciò che mi accoglie senza trasformarmi. Una civiltà che non tollera più l’intensità produce corpi accessibili e desideri spenti. Quando l’intensità fa paura, si sceglie la carezza senza pelle, l’erotismo senza rischio, la relazione senza alterità.
Non è colpa di chi vende.
Non è colpa di chi compra.
È il segno di un tempo che ha confuso la sicurezza con la cura, e la protezione con l’amore. E così restiamo lì, con lo schermo acceso, a cercare un grembo che non partorisca nulla, un desiderio che non generi, una Granny che ci tenga lontani dalla vita.
Solo abbonamenti.
Solo luci soffuse.
E una solitudine ben illuminata.
Egidio Francesco Cipriano
Immagine Generata AI









