
Era evidente: il caso dell’arresto di Maduro avrebbe comportato una frattura nella politica italiana, alimentata dalla dicotomia ideologica tra destra e sinistra, in un bipolarismo imperante. Quest’ultimo, protagonista di una politica sempre più in lotta, alimenta gli scontri tra maggioranza e opposizione, già accesi con il referendum sulla giustizia. Se c’è qualcosa di ostile alla destra allora è di sinistra. La terza via, l’equilibrio tanto richiesto soprattutto nelle dinamiche internazionali, non esiste più. Di conseguenza, l’equazione del caso Maduro è molto semplice: se condanni l’arresto sei pro Maduro, quindi alla stregua dei pro pal, ergo indifendibile e dalla parte delle dittature, di Putin, di Xi Jinping, dei nemici del mondo libero, del mondo malvagio contro quello buono.
Quindi, se sei totalmente contro Maduro devi riconoscere che l’operazione è “legittima” (come afferma la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni) perché finalizzata contro la “guerra ibrida” verso gli Stati Uniti. Questa espressione alla quale ormai siamo così abituati, con un tocco magico legittima ogni operazione militare. L’ha ricordata l’ammiraglio Cavo Dragone in merito alla Russia e, con un doppio standard incomprensibile, l’ha ricordata la nostra Presidente del Consiglio in un post. Così afferma:”Ho seguito gli sviluppi in Venezuela fin dalle primissime evoluzioni. L’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto la auto proclamata vittoria elettorale di Maduro, condannando gli atti di repressione del regime e ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica.
Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico. Continuiamo a seguire con particolare attenzione la situazione della comunità italiana in Venezuela, la cui sicurezza costituisce la priorità assoluta del Governo.”L’obiettivo del post, evidentemente, è cercare di mantenere una posizione di equilibrio tra gli Stati Uniti e l’Europa, in un tentativo di nascondere le responsabilità internazionali che tale attacco rileva. Non si può negare la possibilità di un intervento di natura militare e, al tempo stesso, affermare che in casi legittimi è possibile. Dobbiamo chiederci, allora, quali casi siano legittimi e quali no. Entreremmo in una spirale molto ambigua dalla quale è difficile uscirne fuori.
Se è vero che valgono la cooperazione internazionale e il diritto, questo attacco va condannato esattamente come tutti gli altri. Non per entrare nel merito delle dinamiche belliche o delle loro differenze, ma per condannarle tutte senza ambiguità. C’è di più. Nel governo, come riporta Ansa, emergono sfumature diverse. Matteo Salvini definisce Maduro un dittatore, ma al tempo stesso afferma che la Lega privilegia la diplomazia e il rispetto della sovranità nazionale, distaccandosi parzialmente dall’esecutivo (“rispettando il diritto dei popoli a decidere del proprio futuro” – cita Salvini). Vannacci, sempre dalla Lega, provoca paragonando la situazione di Maduro alla guerra in Ucraina (diversissime, se non fosse che però il mantra aggredito-aggressore vale per tutti), mentre le opposizioni, inferocite, attaccano Meloni accusandola di subalternità agli Stati Uniti e di legittimare una violazione del diritto internazionale.
Si evoca il rischio di un far west globale, anche alla luce del caso Groenlandia, in uno schiacchiere globale spartito dalle principali potenze: Russia, Stati Uniti e Cina. Meloni non è l’unica: è in buona compagnia. Lo sottolinea oggi Il Fatto Quotidiano, affermando che anche la Presidente della Commissione Europea Von Der Leyen e l’Alta rappresentante Ue per gli affari esteri Kallas stanno con l’aggressore, dato che di aggressione si tratta. Le contraddizioni non finiscono mai, infatti Von Der Leyen parla di rispetto del diritto internazionele (di quale non si comprende, forse inventato), mentre circa 37 eurodeputati hanno scritto una lettera a Von Der Leyen e Kallas, chiedendo all’Ue di condannare le azioni attribuite agli Stati Uniti in Venezuela, tramite una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. I doppi standard e le ipocrisie non finiscono mai: da Gaza, all’Ucraina sino al Venezuela.







