
Nota congiunta dei presidenti del Consiglio di Taranto e dei Comuni della provincia Gianni liviano (Taranto), Rocco Bove (Palagiano), Gennaro Oliva (Pulsano), Franco D’Avanzo (Leporano), Mariella Carrozzo (Avetrana), Maurizio Cristini (Castellaneta), Cosimo Macripo’ (San Marzano), Raffaele Gentile (Massafra), Pietro Venneri (San Giorgio), Gabriele Annese (Crispiano), Saverio Fiorin (Monteiasi), Cosimo D’elia (Torricella), Gregorio Di Noi (Manduria), Giorgio Acquasanta (Ginosa), Feliciano Frigiola (Laterza), Vito Marinelli (Palagianello), Carlo Manganaro (Carosino) e Francesco Borraccino (Lizzano)
“Esprimiamo il più profondo cordoglio e la più sincera vicinanza alla famiglia di Claudio, il giovane operaio che ha perso la vita oggi nello stabilimento ex Ilva.
Una morte che colpisce nel profondo la nostra comunità e che riapre una ferita mai rimarginata. Una morte che non può essere archiviata come una tragica fatalità, perché si inserisce in una sofferenza collettiva che Taranto e il suo territorio vivono da decenni.
Il dolore non è solo quello di una famiglia, ma di un’intera comunità che continua a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane, salute pubblica, sicurezza del lavoro e compromissione dell’ambiente. Un territorio costretto da troppo tempo a subire una contrapposizione inaccettabile tra lavoro, tutela ambientale e diritto alla vita.
Oggi diciamo con forza che il cordoglio non basta più.
Non bastano le parole, non bastano i minuti di silenzio, non bastano le promesse reiterate.
Non possiamo continuare così. Ogni lavoratore ha diritto a tornare a casa vivo e questa morte racconta una omissione nella tutela della sicurezza del lavoro. La sicurezza sul lavoro non è un costo, ma un diritto fondamentale. La nostra comunità ha diritto a uno sviluppo che non sacrifichi la vita delle persone, la salute e il futuro del territorio.
Questi principi non possono restare enunciazioni astratte: devono diventare realtà concreta per Taranto e la sua provincia.
Come rappresentanti delle istituzioni democratiche più vicine ai cittadini, sentiamo il dovere morale e civile di chiedere, con unità e determinazione:
il rispetto assoluto e verificabile delle condizioni di sicurezza sul lavoro;
la tutela concreta della salute dei lavoratori e delle popolazioni esposte;
la salvaguardia dell’ambiente come valore primario e non negoziabile;
scelte industriali, ambientali e occupazionali chiare, definitive e responsabili;
un’assunzione di responsabilità piena da parte di tutte le istituzioni competenti, a ogni livello.
Taranto e la sua provincia non possono più essere il luogo dell’emergenza permanente, del sacrificio silenzioso, delle vite spezzate e dei territori compromessi. La vita deve tornare ad avere priorità su ogni altra logica.
Questo documento nasce dal dolore, ma vuole trasformarlo in una richiesta collettiva di giustizia, verità, tutela dell’ambiente e futuro.
Avvertiamo l’urgenza che il governo nazionale si esprima con chiarezza circa il futuro del nostro territorio.
Non ne facciamo una questione ideologica o di logiche di schieramento, ma solo di amore pe ril nostro territorio.
Lo dobbiamo al giovane operaio che non c’è più.
Lo dobbiamo alle sue famiglie, ai lavoratori, ai cittadini di oggi e alle generazioni che verranno”.







