
La “tassa sui pacchi cinesi” doveva frenare gli acquisti da piattaforme come Temu e Shein e generare fino a 245 milioni di euro. Invece è un fallimento annunciato.
Come funziona (in teoria)
Due euro su ogni pacco extra-UE fino a 150 euro, applicati quando la merce entra direttamente in Italia con procedura doganale. Obiettivo: scoraggiare il micro-shopping e fare cassa.
L’escamotage che aggira tutto
Le piattaforme hanno semplicemente cambiato rotta logistica:
- Spediscono verso aeroporti UE (Francia, Spagna)
- Sdoganano lì
- Entrano in Italia su camion come traffico intra-comunitario
Risultato: zero tasse pagate.
Perché non funziona
L’Italia ha agito da sola, insieme alla sola Romania, anticipando una misura che l’Europa sta ancora discutendo. Senza coordinamento UE, le piattaforme deviano semplicemente i flussi verso altri Paesi.
Chi ci perde
- Aeroporti italiani: perdita di traffico cargo
- Operatori logistici: lavoro che si sposta altrove
- Merchant onesti: gravati da burocrazia mentre altri aggirano le regole
- Lo Stato: nessun gettito effettivo
I consumatori? Prezzi invariati, nessun effetto deterrente.
La soluzione
Serve coordinamento europeo: regole comuni, sistemi doganali integrati, sanzioni per chi sfruta le scappatoie. Le misure nazionali isolate nel digitale e nella logistica globale semplicemente non funzionano.
Si parla di rinvio a luglio per allinearsi con Bruxelles. Nel frattempo, l’Italia resta con il cerino in mano: tassa aggirata, gettito zero, settore logistico penalizzato. Un autogol perfetto.




