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Prelievi di organi presso il SS.Annunziata di Taranto

 

Nei giorni scorsi si sono svolti, presso il Reparto di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale SS.Annunziata di Taranto diretto dal Dott. Michele Cacciapaglia, due interventi di prelievo di organi. Il primo ha interessato Rossella Buonfrate, una dottoressa di Grottaglie di 46 anni, deceduta per problemi cerebrali. Rossella era da molti anni a conoscenza della sua condizione patologica (è stata sottoposta al primo di numerosi interventi intracranici già all’età di tredici anni), ma ha comunque perseguito con costanza il desiderio di laurearsi in Medicina e Chirurgia per fornire un valido aiuto a persone che, come lei, si trovavano nella situazione di dover affrontare problematiche relative alla salute. I familiari, con un atto di generosità encomiabile, seguendo le volontà e in linea con la vocazione di Rossella ad aiutare concretamente gli ammalati, hanno acconsentito al prelievo degli organi. Equipe chirurgiche coordinate dal Dr. Pasquale Massimilla, dunque, hanno prelevato il fegato, che è stato inviato a Bari, i reni, uno dei quali inviato a Bari e l’altro a Napoli, e i polmoni, inviati in Sicilia. Qualche giorno dopo, un nuovo intervento ha interessato L.S., un uomo di 59 anni di Taranto. Grazie al consenso della moglie e della famiglia tutta, è stato possibile prelevare il fegato, che è stato inviato a Napoli, e i reni, inviati a Bari. Si tratta, rispettivamente, del secondo e del terzo intervento di questo tipo eseguiti nel Reparto di Anestesia e Rianimazione del nosocomio tarantino nel corso del 2018, un risultato di assoluto rilievo se si tiene conto che, in tutto il territorio regionale, è stato eseguito nello stesso lasso di tempo soltanto un altro prelievo di organi (presso il Policlinico di Bari). Esiste, infatti, in Puglia, un problema di carenza di consensi ai prelievi di organi. Il Centro Nazionale Trapianti (CNT), afferente al Ministero della Sanità, ha recentemente diffuso il Report annuale con i dati relativi all’attività di donazione nel 2017, misurando, tra l’altro, il tasso di opposizione, ossia la percentuale dei famigliari che, alla morte di un congiunto, quando il personale sanitario prospetta loro la possibilità di donare gli organi, non forniscono il consenso. Nel Report del CNT si evidenzia che nel 2017 in Puglia le opposizioni al prelievo hanno toccato il 43,4%, un dato in crescita rispetto all’anno precedente (38,3%), in controtendenza rispetto a quanto accade a livello nazionale (in Italia il tasso di opposizioni nello stesso periodo è sceso dal 32,8% al 28,7%). Con circa 15 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale, in Puglia il tasso di opposizione appare più elevato rispetto a quello di qualsiasi altra regione italiana: al secondo e al terzo posto di questa poco invidiabile classifica si collocano rispettivamente l’Abruzzo, con il 42,9%, e la Calabria, con il 41,5% (le regioni più virtuose, al contrario, sono la Valle d’Aosta, con nessuna opposizione, la Provincia Autonoma di Trento, con un tasso di opposizione dell’8,0%, e la Basilicata, con il 18,8%). La difficoltà con cui si presta consenso alla donazione appare un fatto drammatico se si considera che, ad oggi, secondo dati del Sistema Informativo Trapianti del CNT, in Italia risultano esserci oltre 9 mila pazienti iscritti nelle liste di attesa: un numero consistente, seppure in calo rispetto al passato. Sarebbe necessario, pertanto, da un lato, sensibilizzare maggiormente la cittadinanza su questo tema e, dall’altro, incentivare l’attenzione, anche da parte degli attori dei processi decisionali, nei confronti delle procedure relative alla donazione di organi. Tali complesse procedure, infatti, dovrebbero ricevere maggiori investimenti, anche in ragione del fatto che, come ci fa notare il Dr. Massimilla, i prelievi di organi e tessuti richiedono un’organizzazione trasversale molto complessa, di cui beneficia tutto l’ospedale. In altri termini, possiamo dire che dei prelievi di organi e tessuti risentono positivamente non soltanto coloro che ricevono gli stessi, ma anche tutti i pazienti dei reparti del presidio in cui hanno luogo le procedure. Per vari motivi, dunque, è auspicabile incrementare il numero di consensi al prelievo. È importante che ciascuno fornisca il consenso personale in vita al prelievo di organi, anche quando l’evento morte è lontano: se possibile, si ritiene preferibile evitare di lasciare l’incombenza di decidere ai famigliari, mentre vivono le ore drammatiche del lutto. Ricordiamo che esistono diversi modi per esplicitare il consenso. In linea di principio, è sufficiente che la volontà di donare gli organi risulti da qualsiasi documento scritto. Molti di noi, tra i propri documenti personali, conservano ancora, debitamente compilato, il “tesserino blu”, la dichiarazione di volontà sulla donazione di organi e tessuti che il Ministero della Sanità distribuì ai cittadini italiani nel 2000: la volontà espressa in tale documento è tuttora valida, se non contraddetta da documenti più recenti in cui emerga una volontà di segno contrario. È possibile anche chiedere di registrare la propria volontà presso la ASL di riferimento o il medico di famiglia, che provvedono alla registrazione nel Sistema Informativo Trapianti (il database del CNT) oppure la stessa può essere espressa in una dichiarazione scritta contenente nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà (positiva o negativa), data e firma, anch’essa da conservare tra i documenti personali. Se da nessun documento, né dall’iscrizione al Sistema Informativo Trapianti, emerge il desiderio della persona deceduta, il medico che propone il trapianto chiede ai familiari, innanzitutto, se sono a conoscenza della volontà, positiva o negativa, del congiunto di donare gli organi. In caso contrario, la scelta è a carico dei familiari stessi. È fondamentale, in ogni caso, diffondere la cultura della donazione: quanto più saremo a dichiarare esplicitamente in vita la volontà di donare organi e tessuti, tante più vite umane potranno essere salvate.

Giuseppe Pesare

 

 

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