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Shurùq

 

Shurhùq: racconti di periferia urbana dalla penna di Enzo Ferrari

Lo scirocco, la solitudine, la fotografia e gli spaghetti girati al contrario

Pochi giorni dopo la prima uscita della raccolta di racconti nati dalla penna del direttore di Taranto Buona Sera, Enzo Ferrari, “Shurhùq”, non siamo riusciti a trovarne una copia, tutte subito esaurite; qualche giorno fa una nuova presentazione nel salone della lega navale di Taranto. Un incontro con l’autore davvero molto interessante, al quale hanno preso parte in molti. Scoprendo peraltro una serie di aneddoti. Il primo episodio che possiamo definire “strano” lo abbiamo vissuto noi quando siamo andati alla ricerca del libro: quando abbiamo chiesto, senza citare il titolo, semplicemente l’ultimo libro di Enzo Ferrari, c’è stato proposto quello del noto, ma defunto, costruttore di Formula 1. Ciò potrebbe essere solo l’ennesima conferma che “nemo profeta in patria”; non è detto però che tutti debbano necessariamente conoscere il direttore, giornalista di lungo corso, di uno dei più noti quotidiani tarantini! O no? Una presentazione come si diceva, davvero interessante perché arricchita anche dalla lettura di alcuni brani interpretati davvero in modo magistrale da   Angela De Bellis. A presentare il libro e il suo autore Miriam Putignano.

Ferrari

 

Parlavamo di aneddoti; è emerso, su osservazione di un amico di università di Ferrari, la insolita modalità con cui il noto giornalista tarantino avvolge gli spaghetti, ovvero nel senso contrario a quello solitamente diffuso; cioè verso l’interno anziché verso l’esterno. Una modalità che gli appassionati di psicologia potrebbero associare ad una certa tendenza alla interiorizzazione, introspezione, quasi una chiusura. Probabilmente nulla di tutto ciò ma, riflettendo sul filo conduttore degli 11 racconti del libro, qualche collegamento può essere ipotizzato. “Shurhùq è una raccolta di racconti di periferia urbana. Periferia esistenziale. Storie acide di ordinaria solitudine, assassine di ogni sciocco sorriso sulle labbra. Storie delle crisi, quella economica e quell’altra, più intima e subdola, che lacera vite, affetti e relazioni. Ogni tanto sbuca un tiepido raggio di sole a trafiggere le nubi, Ogni tanto. Le storie sono frutto di fantasia, ma d’inventato non c’è nulla. “ Questa sintesi che si trova nella prima di copertina, e nella premessa, chiarisce quale sia il senso profondo delle storie raccontate. Storie prese dalla realtà, dall’osservazione quotidiana di chi per mestiere osserva ciò che accade nel mondo. Ma mentre nella professione di giornalista spesso ci si ferma alla cronaca, i racconti vanno oltre e provano ad indagare più in profondità sulle ragioni di ciò che accade. Ferrari ci parla della solitudine che l’uomo vive oggi nonostante le tante nuove forme di comunicazione: “La bulimia del consumo coatto ha rubato lo stupore, meraviglia, la magia. Giornate narcotizzate, scandite da stati di connessione e dagli umori di algoritmi multimediali.” I racconti, brevi, di Ferrari, sembrano delle fotografie di tanti momenti della vita dei nostri giorni. Non a caso la fotografia è una passione del direttore di Taranto Buonasera. La stessa copertina del libro riproduce un' istantanea che fa parte di una raccolta di immagini che riprende le varie scritte sui muri cittadini. Una domanda fatta da uno dei presenti tra il pubblico: “ma a che serve scrivere un libro?” ci consente di esporre alcune riflessioni: la prima deriva da una affermazione che abbiamo colto durante la presentazione di un libro di un altro autore locale, Marco Tarantino: “un libro quando viene pubblicato non è più dell’autore, ma dei suoi lettori”; lo scrittore propone la sua visione delle cose, il lettore può averne un’ altra;in questa ottica scrivere un libro non solo è utile ma è un modo per garantire la formazione, il confronto, la diffusione libera di idee. Antitesi totale rispetto all’appiattimento di massa prodotto da altre forme di comunicazione come quella offerta ormai da anni da certa televisione. La domanda, peraltro potrebbe essere ribaltata chiedendo: perché leggere un libro? Ma, forse, sarebbe più realistico chiedere perché non leggi un libro? Noi  intanto consigliamo di leggere Shurhùq*

*Collana editoriale “Chicchi del Melograno” a cura di Mara Venuto

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