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 NUBEPOLVERE23 10 2017

 

Ilva: mala tempora currunt

Mala tempora currunt, viviamo momenti bui, direbbe Cicerone; buio non solo metaforico per Taranto, ma, viste le foto che sono circolate sul Web in modo virale in questi giorni, a dire la verità non le prime di questo genere, il buio è anche fisico. Il buio di una città sommersa da veleni di ogni tipo, provenienti da più fonti. Sicuramente la principale è quella industriale, riferendoci in primo luogo ovviamente all’Ilva, ma senza sottovalutare la raffineria. Guardare le strade di Taranto cosparse di una specie di schiuma, dà l’idea di come oltre all’inquinamento industriale la situazione sia aggravata anche da altre fonti, dal traffico innanzitutto, fino alla assoluta incuria di molti, troppi, abitanti del capoluogo ionico. Sono davvero tempi bui dovuti ad una situazione di totale stallo in cui, dopo i provvedimenti del 2012, la città dei due mari si ritrova. Lo stabilimento siderurgico, è un dato di fatto certificato, attualmente è assolutamente incompatibile con la sicurezza e la salute dei lavoratori e cittadini. Su questo c’è una totale convergenza di tutte le parti in gioco. Per il vicepremier Salvini l’Ilva è una potenza industriale di cui il Paese non può fare a meno; per l’altro vicepremier Di Maio la fabbrica richiede, per continuare a produrre, il blocco di tutte le fonti inquinanti, ma al momento non dice come e quando; a dire il vero al momento non dice nulla di chiaro. Per una parte della città (che mai nessuno ha quantificato) l’acciaieria andrebbe subito chiusa.

Tamburi

Le principali istituzioni, i sindacati, gli imprenditori, i più rappresentativi movimenti politici, puntano, almeno sul piano delle dichiarazioni di intenti, alla cosiddetta ecocompatibilizzazione del siderurgico tarantino. Possibile; in molte parti del mondo ci sono acciaierie che producono con un minimo impatto ambientale. La questione è: quanto costa? Quanto tempo è necessario per uno stabilimento a ciclo integrale di così grandi dimensioni e con impianti particolarmente datati? E infine, domanda delle domande, chi mette i soldi? D’altro canto, nella ipotesi di chiusura dello stabilimento vanno date altre risposte, in riferimento alla salvaguardia occupazionale, al Pil, al soddisfacimento della domanda interna, che riguarda le tante piccole medie aziende del Nord Italia, tanto care a Salvini.

schiuma2

In ogni caso risposte in questo momento non arrivano; si perde tempo, concentrando ogni attenzione alla trattativa con il potenziale nuovo gestore. Ma il tempo è abbondantemente scaduto; innanzitutto perché, una fabbrica che produce 30 milioni di debiti al mese, difficilmente ha vita lunga. Se a settembre non si giungerà ad una definizione dell’accordo con Mittal, e non ci saranno alternative dal punto di vista della sostenibilità finanziaria (leggi liquidità), non è escluso il default.

Comprensibile la difficoltà del governo nell’ assumere decisioni. Comprensibile ma non più consentito. Al netto delle polemiche politiche riferite alle contraddizioni rispetto a quanto indicato in campagna elettorale, ciò che rileva oggi è che quando si governa occorre decidere. In ogni caso.

acqua sporca

Come si è detto, l’Ilva di oggi non è assolutamente compatibile con la sicurezza e la salute di lavoratori e cittadini; occorre al più presto porre fine alla gestione commissariale, su cui stendiamo un pietoso velo di silenzio, e decidere se affidare la gestione a Mittal, che in ogni caso ha vinto una gara e sottoscritto un contratto che va onorato, o chiudere con l’acciaio in Italia. Continuare a parlare di 14.000 o 20.000 posti di lavoro da salvare, è assolutamente riduttivo e rappresenta un argomento di distrazione. Ben altri sono gli interessi in gioco; e sarebbe il caso che se ne parlasse con estrema chiarezza. Intanto mentre il mondo intero si commuove e si indigna guardando le foto di bambini morti in mare, fatte circolare in modo virale in barba a ogni norma deontologica, nessuna attenzione è rivolta ai tanti bambini di Taranto, gravemente ammalati, o prematuramente morti a causa delle condizioni ambientali. E non solo bambini purtroppo. Dal nuovo governo, quello del rinnovamento, ci si attende provvedimenti risolutivi, soprattutto rapidi. Il tempo è scaduto.

La foto in alto si riferisce ad un episodio di qualche tempo fa: una nuvola di polvere sul rione Tamburi. Sotto una foto che ha fatto il giro del web nei giorni scorsi. Infine le strade piene di una specie di schiuma e acque torbide giallastre frutto del "lavaggio" delle strade in occasione del nubifragio di alcuni giorni fa.

 

Francesco Ruggieri

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