-------Oggi è: --------

ponte girevole

Siamo come nel dopoguerra ma continuiamo a distruggere anziché (ri)costruire

 

E ora tutti a PONTI-ficare!

 

E’ sempre così: dopo l’ennesima tragedia, che come ogni volta “era annunciata” e naturalmente “si poteva evitare”, e, in ogni caso “ non si dovrà mai più ripetere”, partono le dis-assunzioni di responsabilità. E’ sempre colpa di qualcosa di indefinito: il maltempo, le mezze stagioni che non ci sono più, il fato, l’eclissi di luna, il fulmine ( a ciel sereno). E non manca mai chi “l’aveva detto”. Questa volta, parliamo del “ponte di Morandi”, in realtà più di qualche voce autorevole, per competenze, si era levata, come sempre inascoltata. Senza volerla buttare in politica, ma anche qualcuno dei 5 Stelle, ossessionato dalla fobia degli sprechi e della corruttela ( in generale comprensibile, ma non sempre giustificata ), pare avesse ritenuto “favolette”, i gridi d’allarme di qualche esperto. Tant’è, negli ultimi tempi si è registrato il crollo di almeno 5 strutture che hanno procurato morte e disastri. E, sempre gli esperti, raccomandano di monitorare ora con attenzione viadotti, ponti, e visto che ci siamo anche scuole e ospedali, potenzialmente a rischio crollo. Non è da escludere che molte strutture siano state realizzate in epoche in cui le tecnologie non erano avanzate come oggi, ma anche che si siano commessi errori, o, peggio, costruito male per mera speculazione; non solo: nel caso dei viadotti va detto che una struttura realizzata negli anni 60 sarà stata dimensionata al traffico di quei tempi oggi decisamente aumentato. Ma c’è di più e di più grave. Nell’immediato dopo guerra l’Italia era un Paese dalle tante “sensibilità”, come si direbbe oggi; da un lato le divisioni tra chi era vicino al blocco atlantico e chi a quello comunista. Poi nel tempo il proliferare di movimenti : Democrazia Cristiana e PCI i due poli più significativi in termini quantitativi, poi il PSI, il PSDI, il PRI, il PLI, il MSI, i Monarchici, i Radicali, e chi più ne ha più ne metta. Idee tante, diverse, ma un obiettivo unico: ricostruire l’Italia. Fino agli anni 60; poi un periodo di “assestamento”, l’industrializzazione, il boom economico. Finita, molto male, la tanto vituperata “prima Repubblica”, anni 90, scompare anche ogni attenzione per la infrastrutturazione, per il necessario ammodernamento, ma si perde di vista anche il minimo sindacale di ordinaria manutenzione. Strade, ponti, scuole, la mappa dei siti a rischio è ampia e diffusa su tutto il territorio. Ma gli obiettivi della politica oggi appaiono altri: la giustizia sociale, che si vuole raggiungere togliendo a chi ha di più per dare a chi ha meno (senza valutare come si sia arrivati ad avere quel qualcosa in più e come invece non si sia ottenuto), i diritti delle minoranze, quelli delle famiglie arcobaleno, lo ius soli, l’accoglienza (senza se e senza ma, per qualcuno, insostenibile per altri), il diritto all’autodifesa, il diritto alla suicidio assistito, la massima attenzione al ritorno di forme di autoritarismo, segnalate da qualche nostalgico saluto fascista, e così via. Tutti temi sensibili, sicuramente importanti per una società civile. Ma, nel frattempo, continua a crescere il debito pubblico, non rallenta la disoccupazione, aumentano i poveri e crollano i ponti. Ecco, forse è giunto il momento di chiedersi se non sia il caso di fare un’attenta riflessione per capire quale nuova strada vada percorsa. Occorre tornare allo spirito dei nostri Costituenti; comprendere che, se non siamo in presenza di rovine post belliche, il Paese versa nelle stesse condizioni di precarietà di allora. Bisognerebbe smetterla con le contrapposizioni, le polemiche, le guerre generazionali e quelle di classe( mai veramente finite). Ci vuole un nuovo patto sociale; ma ci vorrebbero gli uomini giusti per farlo. E all’orizzonte al momento nulla. I ponti che crollano sonola metafora di una società che da tempo si è persa insieme a valori che andrebbero ricercati. Primo dei quali la coesione.

F.R.

foto casuale: un ponte che richiede sicuramente qualche cura.

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