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La vita di Sant’Egidio in teatro

 

La compagnia teatrale “Lino Conte” porta in scena  “Sant’Egidio il Santo di Taranto” ovvero Francesco il funaio. L’appuntamento, in prima assoluta, è per l’1 dicembre alle ore 21,00 e il 2 dicembre alle ore 19,30 al Teatro Tarentum (via Regina Elena 122). Costo del biglietto €6,00. Info e prenotazioni al 342 7101959.  Il nuovo lavoro è stato presentato in conferenza stampa alla presenza di Lino Conte, che veste i panni del protagonista e cura anche la regia, Don Carmine Agresta, presidente dell’associazione Auditorium Tarentum e Ciro Lupo Direttore di produzione.   Sul palco a raccontare la vita di Egidio, diventato Santo: Ciccio maestro funaio Francesco    Donvito
Maria - maestra nassara   Marisa    Lopalco
Pasquale - operaio funaio  Diego     Allegretta
Grazia -  madre di Francesco Mary  Spedicato
Francesco – da bambino  Nicolai  Peluso
Francesco - da ragazzino  Davide  Peluso
Francesco e Frate Egidio da giovane Michele Paciulli
Mimino – commerciante Peppino  Fanigliulo
Gaetano – napoletano della borghesia Lino Basile
Gennaro – napoletano della borghesia      Onofrio    La Gioia
Frate Giuseppe Gaetano Scudieri
Donna Carmela – napoletana della borghesia  Marina Circelli
Frate Egidio da anziano  Lino   Conte
Armando Chirico – commerciante  Dino Vozza
Luca Perella – testimone miracolato  Antonello Conte    
Anna -  – testimone miracolata  Valeria Conte
Angela Mignogna –– testimone miracolata Angela  Solito
Popolana Pina Portacci
Voce fuori campo Aldo Salamino
                       
“La scelta di realizzare un progetto così importante nasce da un mio desiderio, forse scaturito, seppure inconsciamente, quando sin da bambino guardavo con curiosità l’antica campana di vetro che avevamo in casa, sul comò, che custodiva all’interno la statua di S. Egidio” Dichiara Lino Conte. “Ogni volta  che passavo, avevo l’impressione che quella statua mi guardasse, io mi spostavo e Lui, S. Egidio, continuava a guardarmi, sempre sorridente e con una luce particolare che mi dava serenità. Gli anni sono passati e nonostante non fossi più in quella casa, l’immagine di S. Egidio in quella campana di vetro, mi è rimasta nel cuore. Poi, lo scorso anno, in un incontro con l’editore e scrittore Riccardo Rossano, parlando di programmi futuri, gli confessai il desiderio di voler portare in scena la storia e la vita di S. Egidio. Evidentemente, Riccardo, aveva intuito che oltre al desiderio, da parte mia, c’era anche la forte volontà di realizzare il progetto e mi promise che avrebbe scritto lui il testo. Alcune settimane e l’opera era pronta, Riccardo aveva fatto il “miracolo”, quando la lessi mi piacque molto, era quello che volevo così il lavoro ebbe inizio. Oggi, ad un anno di distanza e dopo un lavoro abbastanza impegnativo, siamo pronti e si va finalmente in scena. Il cast è numeroso: 20 attori e 5 tecnici, e mi corre l’obbligo di ringraziarli veramente tutti questi miei straordinari compagni di palcoscenico. Grazie a Riccardo Rossano, che ha avuto fiducia in me e che mi ha consentito, come regista, di  lavorare serenamente sul testo. Un grazie importante lo voglio rivolgere all’Associazione Auditorium Tarentum, a don Carmine Agresta, per averci creduto e per aver condiviso con la mia compagnia questa importante produzione teatrale. Grazie al direttore di produzione, Ciro Lupo per l’importante collaborazione, grazie a quanti si sono prodigati di buoni consigli e sono stati tanti, insomma, grazie veramente a tutti. Un grazie “particolare” lo rivolgo a S. Egidio, che mi è stato molto vicino in questo sogno diventato realtà”. Il testo è stato scritto da Riccardo Rossano che nel programma di sala ha voluto evidenziare “Sant’Egidio è un santo semplice ed umile. Sono queste le caratteristiche che meglio lo raffigurano. Non è un santo inquieto e problematico come Sant’Agostino, non è un santo dotto e colto come San Tommaso o san Domenico, eppure, l’umile frate cercatore che non sapeva di lettere, riusciva a conquistare le folle con il sorriso sulle labbra e ripetendo il suo ritornello: “Amate Dio, amate Dio!”. Annunziare e testimoniare l’amore di Dio per l’uomo con la sua parola semplice e popolare, questa fu la missione che la Provvidenza assegnò all’umile francescano e proprio in lui il Padre manifestò il suo amore per gli esclusi e i dimenticati, missione, che frate Egidio, grazie alle sue grandi virtù riusciva a compiere quotidianamente conquistando gente di ogni ceto sociale. Scrivendo questo testo teatrale sul nostro Santo, mano a mano che entravo nei dettagli, nei particolari della sua vita, ho potuto scoprirne la grandezza, umana e spirituale. Così, come mi hanno molto colpito la sua decisione e la sua certezza che da grande avrebbe fatto il santo,  quando a soli cinque anni, disse alla madre, mentre uscivano dalla chiesa, “Mamma voglio farmi santo anch’io”.  Il percorso di scrittura non è stato semplice ma affascinante. Ho diviso il testo teatrale in due parti: la prima si svolge a Taranto, gli anni della giovinezza, dove ho cercato di cogliere e conservare alcuni aspetti di una Taranto bella, della sua tradizione nei mestieri, nei detti, nel paesaggio e nel linguaggio, per rendere più vera e reale la storia; l’altra a Napoli, gli anni della maturità. Sant’Egidio, anche se una volta partito da Taranto e non più ritornato, ha sempre amato la sua città”.

 

Gabriella Casabona

 

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